La preghiera islamica all’esame del tavolo di lavoro
Lo scorso 26 settembre, il sottoscritto, Dr. Maggio Francesco, ha inoltrato al Senatore Lucio Malan l’invito a partecipare alla conferenza di Scuola SCAI, titolo: L’Islam politico

Non riuscendo a partecipare inoltrava l’invito alla Europarlamentare Silvia Sardone.
Silvia Sardone è persona ammirevole, di vero spicco nazionale molto nota di battersi coraggiosamente, a rischio della vita, per preservare i valori e le radici cristiane davanti ad un Islam aggressivo e prepotente che, sotto gli occhi di tutti, sta sostituendosi arrogantemente alle nostre leggi democratiche.
Oggi, chiediamo di introdurre nella legge sull’ordine pubblico il divieto di recitare negli spazi pubblici (ad eccezione dei luoghi di culto) la liturgia in arabo – che passa come una pia”preghiera” – contengono messaggi di antisemitismo e di discriminazione religiosa verso i fedeli di altre religioni, e che in tal modo violano le norme del Codice penale (art. 604 bis c.p.). Si consiglia la visione del nostro dibattimento live streaming su questo soggetto.

Nella trasmissione ospitata da Ekklesia Tv, (che ringraziamo) “La Fatiha (preghiera) & l’incitazione all’odio”, è stato presentato un approfondimento accademico condotto dal sottoscritto e dal team, che ha analizzato l’interpretazione in arabo del Corano dal VII secolo a oggi. Dai risultati si sostiene che una parte della preghiera quotidiana obbligatoria per i musulmani contiene un passaggio percepito come ostile e incitazione all’odio nei confronti di cristiani ed ebrei. Poiché tale versetto viene recitato più volte nell’arco della giornata — circa 17 volte, quindi oltre 6.000 volte all’anno — ci si interroga tutti su quali possano essere gli effetti a lungo termine su una pacifica convivenza tra le diverse comunità religiose.
Finché non verranno forniti elementi scientifici contrari alle conclusioni dello studio del dr. Maggio e del suo team di esperti, il comitato promotore ritiene necessario interrogarsi sull’opportunità che tali liturgie di propaganda antisemita, sotto la parvenza di pie preghiere in arabo, vengano immediatamente proibite in spazi pubblici nel nostro Paese, una pratica osservata sempre più di frequente in luoghi come parchi, parcheggi di centri commerciali, aeroporti, stazioni e piazze cittadine.
Senza violare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la Costituzione prevede all’art. 15 la possibilità di limitare l’espressione religiosa per tutelare ordine pubblico, morale o diritti di terzi.
Esiste poi un secondo elemento che alimenta il dibattito. In diversi Stati europei, dove la presenza musulmana è più radicata, la preghiera collettiva in strada viene considerata da alcuni studiosi come parte di una strategia finalizzata a “islamizzare l’ambiente”: a rendere cioè lo spazio pubblico visivamente e culturalmente connotato in senso islamico. Tra gli esempi citati vi sono anche la diffusione del velo nelle scuole o l’incremento di simboli religiosi nello spazio sociale, siamo davanti ad un “progetto degli islamisti per conquistare l’Europa”.
Di conseguenza, secondo questa linea di pensiero, sarebbe opportuno adottare misure preventive per evitare una trasformazione graduale e non discussa dello spazio pubblico del nostro Paese. Invito ad esercitare una politica di assoluta fermezza verso le correnti radicali. Abbiamo troppo a lungo procastinato e sottovalutato — o addirittura ignorato — il problema.
Dr. Francesco Maggio (Docente di studi di islamistica)
