Maometto

Maometto

UNA PANORAMICA SULLA SUA CHIAMATA  A PROFETA        (F. Maggio)

Prima della nascita di Maometto e della sua “attività profetica”, in Arabia vi era un Pantheon di culti religiosi, di tipo polidemonistico. Nell’epoca preislamica era consuetudine di chi voleva fare dei “ritiri spirituali”, recarsi in luoghi solitari e caverne. Non sappiamo quando Maometto prese l’abitudine di recarsi in ritiro in una caverna della collina di al-Hira, a qualche chilometro a nord-ovest di Mecca. Erano stati gli asceti ebrei e cristiani a suggerire tale pratica. Nulla qui poteva distogliere l’anima dalla contemplazione. Gli esercizi spirituali degli eremiti del deserto de- vono aver colpito la sensibilità di molti poeti arabi, e Maometto non era un eccezione.

In Arabia non mancarono simili ‘profeti’ ancor prima della nascita di Maometto. Maometto subiva l’influsso di questi fatti.

Ci viene detto che Maometto, prima di divenire il ‘messaggero di Allah’, partecipava ai rituali pagani della sua gente e camminava intorno alla Kaaba, santuario massimo dell’islam (dicono che Adamo diede origine al famoso Cubo e Abrahamo ed Ismaele la riedificarono). La Kaaba, al suo interno, era stracolma di idoli ed in questo contesto anche lui si ritirava in luoghi solitari per la ricerca spirituale.

Prima ancora che Maometto emergeva quale messaggero di Allah, era soprattutto noto un certo profeta arabo Maslama (in arabo Musaylimah) della tribù di Banu di Ad Ibn Hanifa nella regione dello Yamama, al centro del Paese. Anche Maslama predicava nel nome di un dio chiamato Rahman, cioè il Misericordioso. Oggi sappiamo dalle iscrizioni che questo era il nome dato dagli arabi meridionali al Dio degli ebrei e al Dio Padre della Trinità cristiana. Secondo altre notizie questi avrebbe cominciato la sua azione molto prima di Maometto al quale più tardi avrebbe proposto di condividere la guida del movimento emergente. Sembra quindi trattarsi di una testimonianza su un profeta arabo che nella stessa epoca predicava in Arabia idee abbastanza simili a quelle di Maometto.

Vedendo accrescere il potere di Maometto, Maslama gli mandò un messaggio dai toni concilianti; propose dunque a Maometto di dividere con lui il potere sulle genti dell’Arabia centro-occidentale. Nell’anno 10 dell’Egira (equivalenteal 632 d.C.) così scrisse a Maometto:

“Da Musaylima, Messaggero di Dio, a Muhammad, Messaggero di Dio. Salute a te. Ho una parte con te in questa materia. Metà della terra appartiene a noi e metà ai Quraysh. Ma i Quraysh sono gente che trasgredisce”.

Maometto così gli rispose:

“Da Muhammad, il Messaggero di Dio, a Musaylima, l’arci- mentitore. Pace su chi segue (la guida) di Dio. Ora, sicuramente la Terra appartiene a Dio, che l’affida a chi vuole tra i suoi servi. La conclusione ultima appartiene a chi teme Dio”.

Maslama fu dai musulmani qualificato come “falso profeta” o, direttamente, “Il Mentitore”.

Durante il regno del primo califfo Abu Bakr, nell’anno 633 (un anno dopo la morte di Maometto) vi fu la battaglia, un bagno di sangue, fra i seguaci del ‘profeta Maslama’ e quelli del ‘profeta Maometto’ per con- tendersi lo scettro della religione in Arabia. I secondi prevarranno sui primi, e l’islam di fattura maomettana otterrà la supremazia. Maslama morirà nella battaglia di Aqraba.

Dai docenti musulmani ci viene detto che proprio la sura 6:93 accenna della rivalità fra il profeta Maslama e il profeta Maometto.

“Chi è peggior prevaricatore di colui che inventa menzogne contro Allah e dice: “Ho ricevuto un’ispirazione!”, quando invece non gli è stato ispirato nulla? O colui che dice: “Farò scendere qualcosa di simile a quello che Allah ha rivelato”. Se vedessi gli ingiusti, negli spasimi della morte, quando gli angeli stenderanno le mani su di loro [e diranno]: “Rigettate le vostre anime! Oggi sarete compensati con un castigo umi- liante per aver mentito contro Allah e per esservi allontanati, pieni di orgoglio, dai Suoi segni”.

In questa Sura si rivela che il primo sosteneva avere ricevuto da Allah un’ispirazione che eguagliava il Corano di Maometto (vedi nota a piédi pagina n. 39- sura 6:93, Corano a cura di Hamza Piccardo).

Da come leggiamo nel Corano, nei primi anni del suo ‘mandato’, Maometto non si oppose fortemente al politeismo della città di Mecca.

Va osservato che, successivamente, Maometto distrusse parte degli idoli di Mecca ad esclusione della Kaaba e della Pietra Nera, presso ai quali si prostravano gli arabi già nell’epoca pre-islamica.

Come è noto, ancora oggi i musulmani ruotano camminando almeno sette volte intorno alla Casa, conosciuta anche come Kaaba (questa fase si chiama “circumambulazione”); questo rito pagano risalente all’epoca preislamica viene ancora praticato perché approvato e mantenuto da Maometto, quando anni dopo divenne il riconosciuto profeta di Allah. Egli quando si rivolse ai suoi concittadini, fece divenire sacro questo rito con le parole:

“Adorino dunque il Signore di questa Casa, Colui che li ha preservati dalla fame e li ha messi al riparo da [ogni] timore” (Sura 106:3-4).

Di quale “Signore” sta parlando, visto che erano politeisti?

Di seguito, dagli hadith Bukhari, apprendiamo la legittimazione della Pietra Nera da parte di Maometto.

LEGITTIMAZIONE DELLA PIETRA NERA

Sahih Al-Bukhari Hadith 2.673 Riferito da Salim che a sua volta sentì riferire da suo padre:
“Ho visto l’Apostolo di Allah giungere a Mecca; egli baciò la Pietra Nera, deposta all’angolo, in occasione del tawaf nei primi tre giri dei sette giri (di tawaf).*

Sahih Al-Bukhari Hadith 2.679 – Riportato da Zaid bin Aslam che a sua volta senti riferire da suo padre:   “Ho visto ‘Umar bin Al-Khattab quando baciava la Pietra Nera e quindi rivolgendosi alla Pietra Nera gli disse: “Se non avessi visto con i miei occhi baciarti dall’Apostolo di Allah, non ti avrei mai baciato”.

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