Testimonianza: Sognavo l’Inferno

30 Aprile 2018

Testimonianza di un credente Saudita

Sono nato da una famiglia saudita, in Arabia Saudita, e vissuto molto vicino a Mecca, sono cresciuto in un ambiente con principi rigorosi di tradizioni islamiche nella cultura più rigidamente islamica.
Da adolescente mi recavo alla moschea cinque volte al giorno in obbedienza ai miei genitori.
Una notte, mentre ero addormentato, ho avuto questo sogno orribile: di trovarmi intrappolato nell’inferno. E da quella notte, dopo aver avuto quell’incubo, si è impresso in me il terrore reale tanto da sognare quasi ogni notte lo stesso sogno.
E’ a questo punto che cominciai seriamente a considerare perché dovrei vedere l’inferno in questo modo, ripetutamente.
Improvvisamente un giorno, Gesù mi è apparso e mi ha detto, ” Figlio, Io sono la via, la verità e la vita. Se tu dessi la tua vita me e mi seguissi, io ti salverei dall l’inferno che hai visto.”.
Ciò mi è venuto come una sorpresa dato che mai ho conosciuto chi fosse questo tipo di Gesù fino a quel momento. Naturalmente, di Gesù — chiamato Isa — è accennato nel Corano nel capitolo Mariam. Egli é indicato come uno dei nostri profeti, ma non come il salvatore che potrebbe salvarci dall’inferno.
Così ho cominciato ansiosamente a cercare un cristiano che potrebbe esprimermi un certo parere di questo Gesù che ho visto e possibilmente ottenere uno dei sacri libri cristiani, la Bibbia. Ma era un’ operazione difficile trovare solo un singolo cristiano che mi parlasse di Gesù. In Arabia Saudita, come saprete, chi osa parlare di Gesù secondo la chiave di lettura cristiana, poiché è vietato, deve prepararsi ad essere lapidato o essere decapitato nella pubblica piazza.
Allora il Signore mi ha condotto ad un cristiano egiziano che era ammalato. Ho pregato per questo uomo che guarisse e questo uomo, com mia immensa gioia, mi ha dato una Bibbia. Ecco come cominciavo a leggere Bibbia.
Durante questo tempo di ricerca, Gesù era diventato un amico sempre vicino a me. Presto ho cominciato a testimoniare dell’ esperienza che ebbi con tutti i miei parenti ed amici di famiglia.
Velocemente le autorità furono informate che mi ero convertito al cristianesimo e credo che questa soffiata sia stata fatta da uno dei miei membri di famiglia.
In questi casi, come è imposto dal Corano, se qualcuno abbandona l’islam, la politica e la religione sono la stessa cosa, è considerato un rinnegato, un traditore della fede e dovrebbe essere giustiziato. Così sono stato arrestato e torturato. Mi hanno minacciato che se non fossi tornassi di nuovo all’ islam sarei stato decapitato.
Ma già avevo preso risolutamente la mia decisione che non sarei tornato all’islam. Così ho detto alle autorità che piuttosto che ritornare all’islam ero disposto a morire per Gesù. Dopo molte torture e prigionia, fu di fatto sentenziato che avrei dovuto essere decapitato.
Mi diedero una data di scadenza, come un ultimatum, per darmi tempo di ripensarci e ritornare all’islam. Risolutamente, risposi: “fate quello che dovete fare ed eseguite la vostra sentenza. Io so che andrò in cielo per stare con Gesù. Ma prego che anche se mi uccidiate questo fatto rimanga nella vostra mente e non troviate pace finché anche voi non veniate a Gesù. ”
Qualche anno dopo di prigionia, giunse il giorno e l’ ora stabilita della mia esecuzione e stavo attendendo con molta ansietà il momento di partire verso Gesù.
Generalmente le esecuzioni sono effettuate senza tardare e con precisione di orario. Ma con mio stupore, il boia non si presentò al momento stabilito. Passa un’ ora, passano due ore, quindi tre ore finché trascorse l’intera giornata che nessuno ancora si presentava per giustiziarmi.
Finalmente due giorni dopo, le autorità mi si presentano, mi aprono la porta della cella e mi hanno detto, con voce ringhiosa “Tu demonio! Esci da questo posto!”.
Notavo allo stesso tempo che l’ufficiale che aveva determinato di farmi decapitare era assente quando vennero a liberarmi. Ho chiesto loro dove fosse quel tipo.
Le guardie, con molta esitazione mi risposero che suo figlio gli è morto lo stesso giorno che ha sentenziato di giustiziarmi.
Oggi, anche se continuo a vivere la mia fede in Gesù in mezzo a molte persecuzioni, una cosa conosco: che la mano del Signore è su me.

Fratello Mohammed
da Mecca

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