Risposta alla bufala online

Apologetica

DIFFIDATE Alcuni vi sarete rovati su facebook questo falso articolo “Scoperta Bibbia di 200 anni fa. Cristo non morto crocifisso” E’ una bufala. (F.Maggio)

I MUSULMANI SOLTANTO AFFERMANO CHE ESISTE IL COSIDDETTO ” VANGELO DI BARNABA”

Questi sono spettegolezzi da parte di cialtroni religiosi disinformati sui fatti. Nemmeno la foto è vera!!

Da oltre due secoli i critici musulmani più raffinati citano un Vangelo apocrifo, il Vangelo di Barnaba, pensando che esso possa far vacillare la fede dei cristiani.
L’unico manoscritto oggi esistente del falso “Vangelo di Barnaba”, fu scoperto nella Biblioteca Papale  verso il 1590. Era stato scritto da un italiano nel XV o XVI secolo. Fu citato per la prima volta dal filosofo irlandese John Toland nel 1718, nel corso di una controversia fra cristiani e musulmani, e da quel momento fu soprannominato il “Vangelo musulmano”. Il sottoscritto ne possiede una copia stampata in inglese che mi è stata molto utile per estrarre questo articolo per ISLAMECUM..

Esaminando il testo, è subito evidente che esso non può essere davvero uno scritto del primo secolo. Vi ritroviamo, infatti, anacronistici riferimenti a Maometto; d’altronde è ovvio che l’intento del suddetto Vangelo è proprio di dimostrare che Gesù non è il Figlio di Dio, ma soltanto un semplice profeta venuto tra gli uomini, mentre Maometto è il Profeta per eccellenza.

In altre parole, il testo non è altro che un’invenzione scritta con l’intenzione di screditare Gesù e i Vangeli canonici a favore di Maometto e della religione musulmana, ma I musulmani disinformati non sanno che lo stesso presunto Vangelo di Barnaba, scredita proprio l’islam nella sua forma più pura. L’ignoranza dell’autore riguardo ai Vangeli sinottici, è evidente nella frase che dà inizio all’introduzione contenente le seguenti parole: “Barnaba, un apostolo di Gesù, il Nazareno, chiamato Cristo…”. Però l’errore sta nel fatto che il nome del Barnaba biblico non fu mai associato con la persona di Gesù durante il suo ministero terreno. Barnaba divenne un collaboratore dell’apostolo Paolo dopo che Gesù era già asceso al cielo. Probabilmente, l’autore aveva sentito parlare di Barnaba come contemporaneo di Gesù e ne aveva usato il nome per creare un Vangelo che sarebbe stato considerato credibile perché scritto da un “testimone oculare”, ma le sue informazioni non erano del tutto corrette. Oltre a questo, vi sono problemi ancora maggiori nel contenuto di questo Vangelo apocrifo, tra cui errori grossolani inerenti la storia e la geografia della Palestina del primo secolo, varie contraddizioni dottrinali, nonché improbabili riferimenti a costumi e concetti sconosciuti ai tempi di Gesù e, dulcis in fundo, anche contraddizioni con il Corano stesso. Fra i problemi principali che suscita l’esame del testo elenchiamo i seguenti:

  1. L’autore si autodefinisce un apostolo e inserisce il suo nome nell’elenco dei Dodici, omettendo invece il nome di Tommaso (paragrafo 14). Egli asserisce che Gesù mostrò particolare attenzione nei suoi confronti (paragrafi estratti dalla copia in mio possesso:  19, 25, 72, 83, 88, 100, 101, 109, 218, 219 e 221), dimostrando così un atteggiamento di orgoglio, in forte contrasto con la notevole umiltà dimostrata dagli evangelisti canonici.
  2. L’autore dimostra la sua ignoranza del greco, oltre che dell’ebraico e dell’aramaico, quando chiama Gesù “Christos”, anche se nei paragrafi 42 e 96 nega che il suo Gesù sia “il Messia”. Ma noi sappiamo benissimo che la parola “Cristos”, nel greco costituisce la traduzione letterale della parola “Messia” in ebraico.
  3. Pare inoltre evidente che l’autore di questo libro non conosceva bene la narrazione della nascita di Gesù, oppure che scrisse il racconto in fretta e furia. Nel paragrafo 3, Giuseppe, arrivando a Betlemme, non trova alcun alloggio e porta Maria fuori dalla città, dove essa dà alla luce Gesù. Eppure, nel paragrafo 4, l’angelo annuncia ai pastori che un profeta del Signore è nato nella città di Davide. I pastori vanno a Betlemme e trovano il neonato fuori dalla città, secondo la parola data dall’angelo. Nel paragrafo 6, quando arrivano i magi a Gerusalemme, Erode chiede ai suoi scribi dove dovesse nascere il Cristo. Essi rispondono: “A Betlemme, come fu scritto dal profeta.” Infine, nel paragrafo 7, i magi arrivano a Betlemme, dove trovano la stella sopra un albergo fuori dalla città, il luogo in cui era nato Gesù.Troviamo dunque ben cinque contraddizioni all’interno di 5 paragrafi del testo!
  1. Nel paragrafo 10 di questo pseudo-Vangelo, all’età di 30 anni, Gesù, sul Monte degli Ulivi, alla presenza di sua madre, ricevette il Vangelo dall’angelo Gabriele. Nel paragrafo 4 dello stesso testo, l’angelo annuncia ai pastori: “Io vi annuncio una grande gioia, è nato nella città di Davide un profeta.” In Luca 2:10 invece troviamo l’angelo che dice: “Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia” (in greco = euangelion). Né questo Barnaba, né Maometto, compresero che il Vangelo è l’adempimento della promessa profetizzata della venuta del Messia (a tal proposito si vedano Galati 3:8 e 4:4).
  2. Quando un sacerdote chiede a Gesù se lui è il Messia che aspettano (paragrafi 42, 96-97), l’autore di questo testo, fa pronunciare a Gesù queste parole: “Non sono io, poiché egli era prima di me e verrà dopo di me. Non sono degno di sciogliere i suoi calzari; Maometto è il suo nome glorioso!” Così Barnaba contraddice sia Giovanni 1:19-29, sia il Corano (Sura 3:33-42), in cui Giovanni, figlio di Zaccaria, è identificato come colui che annuncia il Messia, chiamato Gesù figlio di Maria, ossia Gesù di Nazaret.
  3. Nel Nuovo Testamento, Gesù dimostrò la sua identità, mediante i miracoli che fece (Giovanni 10:30-38); di conseguenza i Farisei lo accusarono di usare il potere di Belzebub, principe dei demoni (Matteo 12:24). L’autore di Barnaba ripete molto fedelmente questa narrazione (paragrafo 69), ma afferma che Gesù scacciava demoni “per la potenza di e nel nome di Dio, nostro Signore”, rendendo così un controsenso l’accusa dei Farisei.
  4. Cercando di asserire che Gesù rifiutò di farsi chiamare Dio o il Figlio di Dio (paragrafo 70 ecc.), l’autore del Vangelo di Barnaba cerca di spiegare l’origine di questo titolo attribuendolo ai giudei (paragrafo 93) ed anche ai romani (paragrafi 69, 91), fatto assai improbabile viste le idee religiose dei due popoli.
  5. Nel paragrafo 33 si afferma che l’unico peccato imperdonabile è l’idolatria, ma nel paragrafo 69 lo stesso peccato è costituto dalla bestemmia contro lo Spirito Santo.
  6. L’autore del Vangelo di Barnaba inserisce nel testo alcuni costumi tipici del XV secolo, mentre tenta di descrivere la sua versione di fatti accaduti nel primo secolo. Vediamone alcuni:
    1. a)  Nei paragrafi 42 e 97, Gesù indossa delle scarpe, calzature inventate per il clima invernale italiano del XV secolo, ma sconosciute nella Palestina del primo secolo.
    2. b)  A un certo punto si afferma che i viticoltori pulirono le botti facendole rotolare per terra. Ma nella Palestina di Gesù il vino era conservato in otri. Passeranno parecchi anni prima che verrà inventata la botte!
    3. c)  Nel paragrafo 82, Barnaba parla di un “Giubileo dopo 100 anni” a Gerusalemme. In Levitico 25:8-34 si parla di un Giubileo che avveniva ogni cinquant’anni, e fu sempre così fino al giorno in cui (nel 1300) Bonifacio VII istituì un giubileo per un periodo di 100 anni. Più tardi il periodo originale di 50 anni fu ripristinato dal papa Clemente VI.
  7. L’autore di questo pseudo-Vangelo dimostra la sua ignoranza della geografia e dei personaggi storici della Palestina del primo secolo. Vediamone alcuni:
  8. a)  Nei paragrafi 20-21, Gesù attraversa il Mar di Galilea, attracca a Nazaret e poi raggiunge a piedi Capernaum. In realtà, Nazaret si trova sulle montagne, a più di 25 chilometri dal Mar di Galilea, mentre è Capernaum a trovarsi sulle rive di questo lago.
  1. b)  Nei paragrafo 3, sono citati rispettivamente, Pilato come governatore e Anna e Caiafa come sacerdoti ai tempi della nascita di Gesù. Di fatto, Pilato iniziò a governare almeno 26 anni dopo la nascita di Gesù Cristo, mentre Anna iniziò a essere il sommo sacerdote 7 anni dopo la nascita di Gesù (secondo altre fonti 15 anni dopo!), e al suo sacerdozio fu associato anche quello di Caiafa, almeno 18 anni dopo la nascita di Gesù.
  1. L’autore del Vangelo di Barnaba sembra conoscere le tradizioni apocrife sia del cristianesimo sia dell’islam, molto meglio di quanto conosca la Bibbia o il Corano. Vediamo in che senso:
    1. a)  Nel paragrafo 25 troviamo che Maometto fu creato 60.000 anni prima di tutte le cose, e nel paragrafo 41 che il Paradiso venne creato per lui. Eppure, nel Corano stesso (Sura 28:44, Sura 4:162-164 e Sura 38:69-73) troviamo che Maometto non era presente quando avvenne la creazione, e nemmeno Mosè, e che Maometto non sapesse che cosa gli sarebbe accaduto.
    2. b)  Nel paragrafo 106, l’inferno è fatto di neve e ghiaccio. Si confronti questa concezione dell’inferno con quella biblica in Matteo 25:41 e Apocalisse 20:10, in cui troviamo un inferno fatto di fuoco (vedesi anche Sura 92:14).
    3. c)  Nei paragrafi 11 e 19, Gesù nega i suoi poteri di guarigione, affermando che è soltanto un uomo come tutti gli altri. Inoltre, nel paragrafo 95 ammette che non può creare. Si confrontino queste idee con ciò che ritroviamo nella Sura 5:110, in Isaia 35:4-6 e in Luca 7:18-22, tutti brani in cui, queste capacità sono chiaramente attribuite a Gesù.
  2. Nei paragrafi 52 e 91, Gesù predice che degli uomini al servizio di Satana avrebbero corrotto il suo Vangelo. Questa idea è in netto contrasto con ciò che insegnano le Sacre Scritture in Matteo 5:18 e 24:35. Inoltre, la predizione cozza con l’insegnamento del Corano nelle Sure 4:135-136; 3:2-3; 5:47-51; 18:26-27 e 50:27-29. Il Corano dice chiaramente che la Parola di Dio non può essere corrotta.
  3. Dal paragrafo 217 risulta che tutti i discepoli identificano Giuda con Gesù. Altrove si menziona una predizione di Gesù secondo cui egli sarebbe stato portato in cielo e un altro sarebbe morto in luogo suo. E così i discepoli nascosero sia Gesù vivo che il cadavere di Giuda, e andarono in giro a predicare che Gesù era risorto. C’è da chiedersi perché i discepoli sarebbero stati disposti a perdere la vita come martiri per una credenza che sapevano essere falsa.

Conclusioni

Tutti gli elementi citati, concorrono a dimostrare che non si tratta di un documento originale risalente ai tempi di Cristo e dei primi discepoli. Chiunque usi un minimo di ragione, troverà strano credere che un uomo come il vero Barnaba, vissuto ai tempi di Gesù, avrebbe potuto sbagliarsi su così tanti dettagli. Dio avrebbe permesso a un uomo di scrivere un Vangelo contenente così tanti errori lampanti?

Il Vangelo di Barnaba nega decisamente la divinità di Gesù e non accetta la versione della sua morte sulla croce. Inoltre, esso contiene ripetute e circostanziate parole di Gesù concernenti il futuro avvento di Maometto, ultima e definitiva manifestazione del Verus Propheta. Viene spontaneo pensare che quest’opera sia soltanto una ricostruzione molto tarda della vicenda cristiana: di conseguenza è ben poco attendibile per la ricerca sul Cristianesimo.

Per parlare con i musulmani preparati, può essere utile essere in possesso di una copia di quest’opera, magari da regalare in fotocopia ai nostri amici islamici, in modo da metterli di fronte al contenuto che, ironicamente, contraddice proprio l’islam e il Corano stesso.

Spero possa bastare.

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One Comment

  1. Gianluca Colucci 03/09/2016 00:24

    Ennesimo tentativo da parte dei nemici della croce di screditare la verità biblica andato in fumo. Come dice la Scrittura: “Perché noi non possiamo nulla contro la verità; quel che possiamo è per la verità.” (2 Corinzi 13:8)

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