Musulmani e superstizione

Islam

Islam: fede o superstizione?

La superstizione è la più grande contaminazione dell’anima di tutti i tempi, dato che trae origine dalla paura e dalla sete di potere. Le persone superstiziose hanno credenze, opinioni e pratiche legate al mondo soprannaturale che non sono conformi alla verità. Queste persone sono convinte che certi avvenimenti sono casuali o determinati da fattori all’apparenza estranei all’evento stesso.

Kurt Koch afferma che “la superstizione non solo è segno di stupidità, dabbenaggine, ignoranza o mancanza di conoscenza, ma anche di un idea distorta delle forze che si oppongono a Dio. L’umanità è combattuta tra due grandi potenze, ed è troppo debole per rimanere neutrale. È utile ricordare il detto: “chiudere la porta alla fede significa aprirne un’altra alla superstizione”. Per dirla in un altro modo: “ Se rigettiamo Dio, Satana stesso ci perseguiterà.”

Le seguenti pratiche superstiziose parlano da sole:

In Marocco, quando un neonato viene messo nella culla, si dispongono vicino al suo capo vari oggetti: il coltello usato per recidere il cordone ombelicale, uno specchio, una chiave ed un sacchetto contenente erbe (come l’amamelide), sale e allume. Dicono che questi oggetti abbiano il potere di scongiurare gli effetti del malocchio.

Prima che il neonato venga messo al petto della madre, la levatrice spalma sulle labbra del piccolo un po’ di unguento porta-fortuna per farlo crescere sano, bello e saggio. L’unguento contiene le ceneri di sette fili di lana colorata, zolfo, olio e verderame. Praticato in Marocco.

Di solito, si dà il nome al piccolo il settimo giorno. Se successivamente il bambino dovesse ammalarsi, il nome viene cambiato visto che il primo si è rivelato inefficace .
Durante i primi quaranta giorni di vita, il piccolo non verrà mai lasciato da solo in casa, nemmeno per un istante. Se rimane incustodito, c’è il grave pericolo che venga rapito da un “djinn” e sostituito con “un figlio del djnoun”, nato lo stesso giorno del piccolo. Credenza prevalente in Algeria.

Il quarantesimo giorno dalla nascita del piccolo, si praticano degli appositi rituali. La madre viene portata ai bagni (hammam) dalla levatrice che porta in braccio il piccolo. Le altre donne, parenti o amiche della madre, le accompagnano. Arrivate sulla soglia del hammam, la levatrice avvicina il bambino alla parte destra della per sette volte, esclamando ogni volta: “Tu hai dei figli ed anch’io ce li ho. Tu non distruggere me ed io non distruggerò te. Questo piccolo è mio ed anche tuo”. Il rituale viene ripetuta anche dentro l’ hammam.

La madre e la levatrice devono masticare del cumino in quest’occasione, sputandolo in giro per le varie stanze dove passano. Si accendono due candele che vengono poste in una nicchia nel muro del hammam e lasciate lì a consumarsi. Questi ed altri riti vengono praticati dagli arabi d’Algeria per proteggersi dal djnoun.

Durante questo rituale del 40° giorno, non si devono mai trovare nel hammam (ndr: bagno) due giovani madri nello stesso momento. Ciò potrebbe portare sfortuna ai rispettivi bambini. Le donne dicono: “Se due madri che hanno partorito nello stesso mese, si ritrovano entrambe lo stesso giorno al hammam, il djnoun [ndr: lo spirito malvagio] che risiede in quel luogo potrebbe rapire tutti e due i bambini o far del male a loro ed alle madri.

Algeria: in alcune zone si usa collocare diversi oggetti nella culla vicino alla testa del bambino: una chiave, un chiodo, un minuscolo flacone d’acqua che era stata usata per il suo primo bagnetto (al settimo giorno di vita), uno spicchio d’aglio, un po’ di cumino e degli incantesimi scritti. Gli oggetti devono rimanere nella culla fino a che il bambino non li getterà via; dopodiché verranno cuciti dentro al suo guanciale. In questo modo si assicura la protezione contro forze malevole e sconosciute.

Non è raro vedere in Kabylia strani oggetti cuciti o appuntati al cappellino di un bambino: un dente di cinghiale, un minuscolo sacchettino di zucchero ed uno di spezie. Il dente assicura la crescita sana e forte del bambino, lo zucchero per una buona disposizione di spirito, e le spezie per dormire bene.

L’uso dell’ aiiacha (letteralmente: ciò che fa vivere), è molto diffuso sotto forma di collane, ciondoli o orecchini. Si buca il lobo dell’orecchio e si lascia nel foro un filo o una spina d’acacia finché la ferita non sarà rimarginata. L’orecchino, d’oro o argento, viene indossato sia dai maschi che dalle femmine, anche se i maschi se lo tolgono una volta arrivati alla pubertà. L’aiiacha protegge dalle malattie.

Nell’ambito del trattamento delle infermità causate dai “fratelli” (djnoun della stessa età del bambino) che condividono la stessa abitazione), si praticano delle fumigazioni nella stanza o nel cortile. I materiali usati sono: balsamo, legno di aloe, coriandolo e ambra. Le donne che eseguono il rito pronunciano una scongiuro come questo: “noi siamo uniti dalla nostra vicinanza; non fateci del male e noi non vi faremo del male. Ti supplico, nel nome di Allah onnipotente, di liberare questo bambino.”

Quando un familiare deve essere liberato dall’invidia, lui o lei devono bere dell’acqua proveniente dalla scuola coranica locale. Quell’acqua è stata usata per lavare via le parole del Corano scritte su tavolette (a proposito, quest’acqua non va gettata nei fiumi o nei fossi ma versata in una buca scavata per terra.) L’acqua è ritenuta particolarmente efficace se usata di mercoledì

Gli amuleti protettivi sono diffusissimi: li usano i giovani, gli anziani, i ricchi e i poveri. Amuleti contenenti versetti del Corano sono ritenuti molto efficaci; vengono preparati dai santoni o dai “tolba” che li vendono alle persone. Vengono indossati allo scopo di scongiurare o curare le malattie, per tenere lontano i pericoli, tra cui il malocchio e il djnuon.

I bambini li portano cuciti sui berretti. Le donne e le ragazze li portano intorno al collo o attaccati alle cinture; gli uomini ed i ragazzi intorno al collo, cuciti sul fez o alla catena dell’orologio. Nel Nord Africa la parola araba “hirz” significa amuleto sia in arabo che in dialetto berbero.

In tutto il Nord Africa, la “mano di Fatima” è adoperata come simbolo per scongiurare il malocchio, per difesa e protezione ed ha la forma di una mano aperta. Si può vedere il simbolo dipinto con henna sugli stipiti delle porte o come ciondolo d’argento portato dalle donne, o lavorato in legno, metallo, conchiglie e attaccato ad un amuleto. In alcune aree del Nord Africa, la mano è associata alla maledizione: “cinque nel tuo occhio”, oppure “cinque su di te”, o “cinque in faccia ai tuoi nemici.”
(n.b: il nome mano di Fatima può indurre in errore, dato che potrebbe sembrare un simbolo musulmano; si tratta probabilmente di un simbolo punico in uso ancora oggi tra le popolazioni nordafricane.

Bernard Collinson


Photocredit: http://flic.kr/p/sPGL8 (CC BY-NC-ND 4.0)
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