Maometto e il soprannaturale

Maometto

LE PRIME RIVELAZIONI SOPRANNATURALI       (F.Maggio)

La prima esperienza teopatica del giovane Maometto (La teopatia è un fenomeno studiato nella “Storia delle religioni”, in base al quale un essere umano entra in contatto indiretto con la divinità, grazie all’azione esplicata da suoi intermediari naturali o soprannaturali – Wikipedia) avvenne un giorno in cui egli, alla ricerca della verità, si recò nella grotta al-Hjra (che fu appunto il luogo dove ebbe la prima delle esperienze teopatiche che per 22 anni lo accompagneranno).

Ci viene detto dai musulmani che un giorno una voce si fece udire a Maometto. Quella voce divina, ci viene detto, pronunciò tre parole destinate a sconvolgere il mondo: “Tu sei il messaggero di Allah”.

Le tradizioni islamiche che raccontano di questo episodio sono varie e tutte scritte dopo la morte di Maometto, in maggioranza 200 anni dopo (per questo senza un vero riscontro di veridicità). Tuttavia, anche prendendo per buono queste affermazioni, non ci sono prove esterne, documenti attendibili di queste tradizioni o leggende tramandate da padre in figlio di prima mano.

Ci si domanda come si collegano e in quale ordine cronologico si collocano queste ‘rivelazioni’ e le successive.

La tradizione musulmana ha voluto vedere per forza un arcangelo, Gabriele (in arabo Jibra’il) nell’essere che apparve in visione a Maometto.

Al di fuori delle tradizioni umane e di qualche scarso riferimento presente nel Corano intorno all’angelo Gabriele, non si può trovare quasi nulla di certo su Maometto e si possono definire apocrifi quasi tutti i materiali che possiedono i musulmani. Dev’essere considerato strano, molto strano e preoccupante che non sia rimasta nessuna notizia autentica di una personalità così centrale e poi venerata nei secoli successivi.

Basti pensare che gli esegeti musulmani, nel tentativo di dare storicità alla figura di Maometto, si aggrappano tuttora alla Sura 46:15.

“Abbiamo ordinato all’uomo la bontà verso i genitori: sua madre lo ha portato con fatica e con fatica lo ha partorito. Gravidanza e svezzamento durano trenta mesi. Quando raggiunge la maturità ed è giunto ai quarant’anni dice: ‘Signore, dammi modo di renderti grazia del favore di cui hai colmato me e i miei genitori, affinché compia il bene di cui Ti compiaci e concedimi una discendenza onesta. Io mi volgo pentito a Te e sono uno dei sottomessi’”.

Secondo gli esegeti islamici, questo passaggio non può escludere a priori la supposizione che Allah stava riferendosi in maniera poco esplicita a Maometto, in quanto credono probabile che questo ringraziamento sia stato fatto da Maometto a quarant’anni. Basta questa loro semplice supposizione per fargli stabilire con sicurezza la data di nascita di Maometto: avendo avuto la ‘chiamata’ a 40 anni, (ove si accetti il 612 come anno di inizio della sua missione pubblica, anche questa suggerita dalla tradizione), si fissa la sua data di nascita intorno al 570 d.C.

Come la tradizione suggerisce ai musulmani, queste esperienze teopatiche erano precedute e spesso accompagnate da fenomeni di febbre, freddo e tremito.

Ibn Hisham, uno dei primi biografi di Maometto, raccontava che il suo profeta descriveva così gli incontri con l’angelo: “Quando egli viene a me, sento il tintinnare di campanelle o il fragore di un colpo su un metallo”. Per rivelazione, le parole di questo misterioso agente soprannaturale erano udite da Maometto come una vera e propria “recitazione o dettatura” da parte di esso (e non da parte di Allah); a sostegno di ciò gli esegeti islamici più autorevoli (chiamati anche ‘Ulama’) citano la Sura 75:16-18. “Non agitare la tua lingua con esso, per affrettarti: invero spetta a Noi la sua riunione e la sua recitazione. Quando lo recitiamo, ascolta [attento] la recitazione”.

I musulmani, secondo la Sura 59:21, ritengono che la lettura del Corano possa avere forza incantatoria. Mi chiedo se il Corano può considerarsi ‘incantatorio’ tramite questo versetto seguente:

“Se avessimo fatto scendere questo Corano su una montagna, l’avresti vista umiliarsi e spaccarsi per il timor di Allah. Ecco gli esempi che proponiamo agli uomini perché riflettano”.

Ci è noto che Maometto si spaventò a tal punto di queste esperienze così forti avute con un agente soprannaturale (inizialmente egli credeva si trattasse di un demone) in una grotta sul Monte Hira, che corse impaurito a casa e raccontò tutto a sua moglie Kadigia. Ecco di seguito due tradizioni tarde estrapolate dall’hadith di Bukhari (che giungeranno circa 200 anni dopo i fatti) che riassumono quei momenti:

Sahih Al-Bukhari Hadith1.3 – Riportata da Aisha:   Maometto si trovava in una grotta per meditare. La grotta di Hira. L’angelo giunse a lui e gli chiese di leggere ed egli rispose: “Non so leggere”. Maometto riportò quanto segue: “l’angelo mi faceva pressione  e mi schiacciava così fortemente che non resistevo più dal male che sentivo. Quindi smise e mi chiese nuovamente di leggere, quando gli risposi che non sapevo leggere riprese a schiacciarmi forte per la seconda volta, a tal punto che non resistevo più. Quindi per la terza volta mi chiese di leggere ma ancora risposi che non sapevo leggere, allora mi disse: “Leggi! In nome di Allah che ha creato, ha creato l’uomo dal grumo di sangue. Leggi, che è il tuo Signore è il Generosissimo” (Sura 96.1, 96.2, 96.3).

Quando ciò finì, come la tradizione islamica ci riporta, l’apostolo di Allah ritornò con l’ispirazione a casa, mentre il suo cuore batteva forte. Quindi si rivolse a Kadigia figlia di Khuwailid e le disse: “Ricoprimi! Ricoprimi!” e così ella fece. Quando la paura si placò, Maometto riassunse a Kadigia quanto gli era successo e disse: “Ho paura che mi sia successo qualcosa di terribile”. Kadigia gli rispose: “Non sia mai! Allah non ti umilierà mai proprio perché fai del bene, aiuti i poveri e gli emarginati, accogli e servi i tuoi ospiti generosamente e assisti gli sciagurati colpiti da calamità”. Ecco di seguito la tradizione come riportata dal nono secolo ad oggi.

Hadith bukhari 6.478 – Riportata da Aisha:  L’apostolo di Allah, dopo la prima esperienza con l’angelo, tornò a casa con convulsioni fra i muscoli del collo e delle spalle. Giunse da Kadigia (sua moglie) e le disse: “Ricoprimi!” E quando la paura fu superata disse a sua moglie: “Oh Kadigia! Cosa ho fatto di male? Ho paura che mi sia successo qualcosa di terribile.” Fu allora che le raccontò quanto successo. Kadigia gli rispose: “Non sia mai! Allah non ti umilierà mai proprio perché fai del bene, aiuti i poveri e gli emarginati, accogli e servi i tuoi ospiti generosamente e assisti gli sciagurati colpiti da calamità”. Kadigia quindi accompagnò suo marito da Waraqa figlio di Naufal (in arabo: Waraqa bin Naufal), figlio dello zio paterno di Kadigia. Waraqa bin Naufal, ci viene detto dai musulmani, aveva fami- liarità con l’alfabeto arabo; egli si dilettava a scrivere in arabo a seconda della capacità che Allah gli concedeva. Era vecchio e aveva perso la vista. Kadigia disse a Waraqa: “Oh cugino! Ascolta quel che tuo nipote ha da raccontarti”. Waraqa quindi chiese: “Oh nipote, cosa hai visto?” Maometto descrisse quello che aveva sperimentato poco tempo addie- tro. Waraqa allora concluse: “Hai incontrato lo stesso angelo che fu mandato a Mosé.” Poco tempo dopo Waraqa morì.

Secondo la tradizione islamica, NON FU ALLAH e NEMMENO UN ANGELO,  ma questo parente della mogle di Maometto, quindi un uomo imparentato, Waraqa bin Naufal  disse a Maometto che egli era il messaggero che doveva venire dopo Mosé annunciato nella Torah. Da una congettura  di un vecchio cieco, da allora ad oggi si sono fatti il castello che al capitolo di Deuteronomio 18:18 si adempie la profezia di Mosé  adempiutasi in Maometto. Maometto, naturalmente comprensibile, si sentì molto rassicurato da Waraqa bin Naufal (non da Allah) il quale lo ordinava Messaggero di Allah ( non dei sacerdoti e nemmeno dei cristiani, tantomeno i Giudei)  mentre sua moglie Kadigia diventava nientemeno che la prima donna musulmana.

Nota: Waraqa era un prete Ebionita [Gli Ebioniti è il nome con cui alcuni scrittori cristiani indicano un gruppo di fedeli di orienta- mento giudaizzante, dapprima considerati scismatici da Giustino di Nablus, e quindi eretici da diversi padri della Chiesa, per rifiutare la predicazione e l’ispirazione divina dell’apostolato di Paolo di Tarso – Wikipedia].

Conclusioni

Furono Kadigia e suo zio Waraqa, secondo quanto si evince dal Tabari (nel suo commentario) e dal Bukhari (hadith), ad instillare a Maometto che quello del suo incontro fosse un angelo (l’hadith in questione non cita Gabriele, dice semplicemente ‘un angelo’, sono gli esegeti che si affrettano ad aggiungere fra parentesi Angelo Gabriele); così come Kadigia e Waraqa instradarono Maometto nella carriera profetica non altri. Da quanto si evince pare che egli abbia ricevuto la chiamata a divenire il “messaggero di Allah”, secondo l’opinione di sua moglie e di suo zio, senza legittimazione diretta da parte di Allah.Da quel giorno in poi Maometto si è fatto tutto un film di essere lui  il messaggero di Allah.  Nel frattempo, prima dilui, un altroprofeta arabo stava emergendo, Musaylima, che diverrà suo rivale. Due galletti in un pollaio….due che pretendevano essere chiamati da Allah.

Conclusioni

Lo studio delle fonti attualmente a disposizione degli studiosi, ci consente di arguire che la religione denominata islam non risale alla chiamata diretta da parte di un Allah (rivelazione divina) ma bensì da parte della moglie di Maometto, Kadigia, la quale rimosse i dubbi di quest’ultimo, quando inizialmente sospettava potesse trattarsi di spiriti malvagi. Kadigia lo fece rassicurare da suo zio, il quale gli disse di aver incontrato lo stesso angelo apparso numerose volte a Mosé.

A parte che dalla Parola di Dio non si deduce nulla di tutto questo, la testimonianza di un solo angelo può bastare? Qui di seguito si riporta una affermazione attribuita a Maometto, dalla tradizione islamica, nella quale Maometto si è autoproclamato profeta! Può questa auto-convinzione provenire da parte di Allah? Piuttosto è il risultato del lavoro di persuasione di Waraqa bin Naufal e della moglie Kadigia.

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