La dittatura del politicamente corretto

28 Marzo 2017

Perché i leader occidentali davanti ad un attentato terroristico si precipitano affermando: “Non c’è alcun problema con l’islam!”?
Semplicemente perché succubi della dittatura del “politicamente corretto”!

Oggi per i musulmani c’è l’occasione per esprimersi in modo netto su questi temi. Eppure proprio ora l’islam «moderato» dovrebbe cogliere l’occasione non solo per condannare i massacri, ma anche per manifestare pubblicamente attraverso i media la più categorica condanna, nei nostri TG e, per rilasciare dichiarazioni di vicinanza ai parenti delle vittime.

Si fa presto a dire «moderati», ma la fede musulmana non ha mai chiarito il suo rapporto con la democrazia, i diritti umani, la parità uomo-donna.

In televisione e sui giornali, l’islam «moderato» è ormai il mantra per chiudere il dibattito. Conosciamo le argomentazioni politicamente corrette ripetute:

Non si può generalizzare, i combattenti sono una minoranza tra i fedeli, le prime vittime sono i musulmani non praticanti.

Cosa spiega questo ragionamento sospeso tra l’ovvio e il vago? Nulla.
Come tutte le religioni, l’islam non è monocolore E dunque esiste anche quello che rifiuta la violenza. L’islam moderato però resta una espressione tanto vacua da fornire l’impressione di coincidere con l’astensione dell’uso delle armi. Troppo poco.
Sarà così fino a quando il mondo musulmano, soprattutto la parte radicate Europa – 56 milioni di cittadini, contando anche la Russia – non si esprimerà con chiarezza su alcuni temi:

  • L’islam, moderato, qualunque cosa significhi questa espressione, è favorevole alla separazione tra Stato e religione?
  • L’Islam moderato crede nella democrazia e rifiuta di sfruttarne le opportunità l’opportunità al fine di cambiarne regime?
  • L’islam “moderato” è contrario all’ingresso della sharia nelle leggi e nelle consuetudini che regolano la convivenza?
  • L’islam «moderato» ritiene i diritti dell’uomo inalienabili e non subordinati al Corano?
  • L’islam «moderato» concorda sulla parità, in ogni ambito, tra uomini e donne?

Basta rispondere con un sì o un no. Su questi temi, pronunciamenti netti (e soprattutto autorevoli, visto che non si capisce quali siano i veri leader delle diverse comunità) non si sono ancora sentiti, almeno nei media più diffusi. Se dovessimo scoprire che le cose non stanno così, saremmo costretti a concludere che l’islam, senza distinzioni, è incompatibile col nostro stile di vita.

Qual è il confine tra islam moderato e islam violento? La linea di demarcazione spesso non è facilmente riconoscibile per un occidentale. Non si tratta di distinguere solo tra terroristi e non, ma di considerare anche chi, seppure non protagonista di azioni criminose, predica la distruzione dell’Occidente o chi invece si batte per l’integrazione.

Anche l’imam di Milano, il teologo Yahya Pallavicini, (Milano) è sulla stessa lunghezza d’onda. «Se vogliamo definirlo con una battuta: l’islam è moderato, se non è moderato non è vero islam». Erdogan stesso dichiaro alcuni anni fa: “ Definire islam come moderato è un insulto alla nostra religione”. Gli occidentali, sembrano conoscere l’islam meglio dei regnanti islamici con dichiarazioni infelici quanto subdole.

Pallavicini ci tiene ad abbattere i luoghi comuni:

«È inaccettabile che gli italiani siano definiti mafiosi. E allo stesso modo non si può generalizzare sui musulmani, anche se c’è chi fa un uso distorto della religione. I mafiosi sono criminali e lo sono pure questi sedicenti musulmani, anche se dicono di agire nel nome del Profeta».

L’imam di Milano, che è anche vicepresidente della Comunità religiosa islamica d’Italia, fa un parallelo:

«Hamas, per esempio, non è islam, ma un movimento che legittima l’uso della violenza per rivendicare un territorio. Confondere questi movimenti con l’islam e come confondere la mafia con gli italiani». 

Secondo gli esponenti del mondo islamico moderato va anche difeso il diritto di libertà di espressione. Diritto che loro esercitano su tutti i livelli ma proibiscono poi ai giornalisti occidentali, inviando i sicari (Charlie Hebdo)

Non dimentichiamo poi l’imam di Cinisello Balsamo, nel Milanese. Usama El Santawy era un tele predicatore che inneggiava ai combattenti italiani nelle file della jihad

«Sono da onorare anche se, dicendo queste parole, sembra di giustifìcare il terrorismo. I musulmani vengono umiliati, quindi non ci si deve stupire se italiani vanno a combattere nelle file dell’Isis».

Moderati e integralisti, due mondi diversi, quasi opposti uno all’altro. Eppure entrambi affermano che traggono ispirazione dal Corano.
Chi ne è il vero interprete?

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