Islam religione tollerante o finge?

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Libertà, uguaglianza e fratellanza sono obiettivi dell’Islam

ISTANBUL — Mentre il mondo ’’si indigna per le violenze dell’islam nel mondo, alle urla di Erdogan che minaccia un Europa islamica, da vero “antico Ottomano”, che a Istanbul filosofi, storici, giuristi e attivisti dei diritti umani ci presentano un Islam diverso, capace di convivere con la democrazia, il pluralismo e di praticare la parità di genere. 

Le condanne a morte per blasfemia o apostasia, le persecuzioni dei cristiani, la limitazione della libertà delle donne sono applicazioni di una verità, quella contenuta nel Corano, o una sua distorsione? A sentire i professori e gli esperti di IsIam, riuniti alla Bilgi University per gli «Istanbul Seminare» organizzati da Reset, esiste una via diversa da quella del fondamentalismo che alla lunga potrebbe diventare predominante, «Il Corano deve essere contestualizzato alla nostra epoca — dice l’indonesiano Syafiq Haysim, esperto di questioni di genere all’ intemo dell’IsIam e co-fondatore della Rahima Foundation — prendiamo ad esempio la poligamia. 

Ai tempi di Maometto era molto praticata, quindi il Corano cerca di limitarne l’uso. Questo vuol dire che al giorno d’oggi andrebbe abolita se consideriamo l’evoluzione dei tempi.E’ assurdo dire che se non accetti la poligamia vai contro Allah». Eppure….

Il problema è che l’lslam è una cosa senza centro, manca un’autorItà gerarchica, e quindi ognuno applica la sharia in modo diverso, «Il pluralismo—sostiene Haysim—è assolutamente compatibile con la nostra religione. A Medina Maometto ha scritto una Costituzione in cui tutti i gruppi sono presenti nella struttura politica: musulmani, ebrei, cristiani e pagani. In Indonesia, per esempio, abbiamo più chiese che moschee. Certo d sono stati episodi dì mancato rispetto delle minoranze anche da noi ma li stiamo superando».

Compromesso è la parola chiave per l’israeliano Avishai Margalit, professore di filosofia a Princeton e autore di «A decent socìety: «Dobbiamo sempre pensare che la conseguenza del pluralismo è la capacìtà di arrivare al compromesso, di trovare un consenso, in modo da evitare il conflitto. Io sono ottimista. Sono convinto che queste società dovranno cedere al pluralismo attraverso la pluralità. Andiamo verso mondi sempre più variegati in cui non esiste una sola verità, una sola religione, una sola cultura. Più le società musulmane diventeranno plurali e più ci sarà una pressione verso il pluralismo. Io penso che ci vorranno dieci o quindici anni».

Margalit fa l’esempio della Costituzione tunisina, approvata lo scorso gennaio dopo infinite discussioni e limature, e considerata un esempio di modernità senza precedenti nei Paesi arabi: «C’è stato lo scontro sulla parità di genere, all’inizio si parlava di complementarità con l’uomo che, chiaramente, era la negazione dell’uguaglianza. Poi quel passaggio è stato tolto ma è rimasto il cavallo di troia della difesa della moralità. Nell’articolo 49 si dice che la legge limita le libertà garantite dalla Costituzione per proteggere i diritti altrui, la sicurezza pubblica, la difesa nazionale, la sanità pubblica o la morale pubblica.

E’ chiaro che il passo si presta alle più diverse interpretazioni».

La Costituzione tunisina afferma la libertà di credo e di coscienza e proibisce il takfir, cioè il trattare una persona come miscredente o apostata. Fenda Abidi, avvocata, ne va particolarmente fiera perché lei stessa ha contribuito alla stesura della Carta. Abidi, che è membro di partito islamico Ennahda e presidente della Commissione dei diritti e delle libertà, non vuol sentire parlare dei casi che hanno fatto scalpore nel mondo come quello della studentesse rapite in Nigeria. Nei suoi occhi, incorniciati dal velo, spunta una chiara diffidenza verso chi porta ad esempio ciò che in molte parti del mondo scatena l’islamofobia. Ma è indifferente l testo stesso alla “cristianofobia” perpetrata violentemente nei paesi islamici. 

«Le libertà, l’uguaglianza, la fratellanza — dice convinta — sono gli obiettivi dell’Islam così come la democrazia, che è l’equivalente della nostra Shura ed è basata sul dialogo. L’Islam ha sempre dato un grande spazio alla donna che è uguale all’uomo. 

Il mio partito ha condannato il rapimento delle giovani in Nigeria che è contrario ai principi dell’Islam». «Maometto non odiava di certo i libri, anzi diceva di leggere» incalza Syafiq Haysim. 

Dal pensatoio dei Seminari di Istanbul, quel ponte ideale sul Bosforo che unisce culture diverse sembra più reale che mai.

(dall’inviata Monica Ricci Sargentini 19 maggio 2014 corriere della sera)

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