Fra le mura domestiche

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STORIA VISSUTA DI MALTRATTAMENTO DA PADRE

 

MAROCCHINA, impiegata, è in Italia da quando era una bimba, oggi ha superato i trentanni. Al telefono la scambieresti per una milanese. La giovane donna parla con rabbia, piange, l’ansia di dire mille cose subito. Chiede all’intervistatore: «Conosce la mia storia?».

…Ce la racconti.

«Mio papà ha ammazzato mia mamma davanti ai miei occhi. Sono passati tanti anni, ricordo tutto come fosse ora. Una coltellata al cuore,

 

poi l’ha strangolata».

…Lei é stata testimone.

«L’ho sentita gridare, era notte fonda. Urlava, sei un traditore! Perché l’ha colpita mentre dormiva Poi mio padre è venuto da me, mi ha portato in camera, chi può dimenticare? Vedi lei non mi ascolta, questa è la sua punizione, mi ha detto. E mi ha costretto a fuggire con lui in Marocco»

 

…Da allora?

«Lui è latitante, questo mi fa paura Però mi dico: se mia mamma si è sacrificata per noi, devo essere forte. Non voglio succeda ad altre». 

…Com’era la sua vita In famiglia/ prima?

«In casa erano violenze e botte continue. Una volta ha colpito in testa mia sorella con un cric. Ci spegneva le sigarette addosso. Io non ho mai visto il mio passaporto, aveva sequestrato i documenti a tutti. Quando ci picchiava non andavamo a scuola per giorni, finché non passavano i lividi».

…Perché sua madre è stata uccisa?

«Voleva andare via. Lo supplicava, dammi il divorzio, non puoi continuare a trattarmi come una bestia. Mio padre ci obbligava a mettere il velo, quando avevo 12 anni mi ha promesso sposa a un altro marocchino. Ero disperata, io sono cresciuta in Italia, non volevo. Mia mamma mi consolava; sei la mia bambina, se non vuoi sposarlo farò di tutto. Ha sacrificato la sua vita. La sharia è così: se si ribella, castigala!».

…Affronterà il processo.

«E ricevo minacce dalla mattina alla sera per questo. I parenti di mio padre mi dicono che non devo andare a testimoniare in tribunale perché ero piccola, non sapevo, non mi devo mettere in mezzo a cose più grandi di me»..

…Lei andrà avanti.

«Sì, perché una donna dev’essere libera, anche di praticare qualunque religione. Se avessi una bimba, non vorrei mai che fosse terrorizzata da un uomo. Ho un figlio maschio, non lo vedo da anni».

…Dove si trova?

«In Marocco. Mi sono sposata a 18 anni perché volevo una famiglia che non avevo. Mio padre è sparito subito, da allora non so più niente. Mio marito era come lui. Loro ingannano, all’inizio sono bravi, buoni».

…Il bambino, diceva.

(Piange). «L’ho desiderato così tanto! Ma dovevo scappare da là. Non volevo finire come mia mamma. Lei ha sacrificato la sua vita. Per divorziare ho pagato 5mila euro. Dopo, mandavo i soldi per vedere mio figlio su Skype».

…Ha cercato di riaverlo.

«Sono tornata in Marocco, ho ottenuto l’affidamento. Quando andavò in tribunale mi coprivo tutta. Ho vinto ma… non me l’hanno mai riportato. Lo seguo su Facebook, vedo le sue foto. È un prezzo così pesante». E scoppia a piangere.

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