Corruzione dei differenti manoscritti coranici

Scienza Storia

Ricerca scientifica compiuta dai più accreditati paleografi internazionali specializzati sui testi coranici.  Uno fra questi, un rinomato esperto, il Prof. S. Noja (Italiano). La bibliografia della ricerca comprende lista di esperti calligrafi di arabo antico.
Testimonianze precoci di letture diversificate nei manoscritti Qur’anici.

“Ho visto una quantità di manoscritti Qur’anici che i trascrittori registrarono come manoscritti di Ibn Masud. Nemmeno due copie del Qur’an erano in accordo e la più parte di esse si trovava su pergamene cancellate malamente. Vidi anche un manoscritto Qur’anico trascritto circa duecento anni fa che includeva la prefazione del libro.” Al-Nadim

L’assenza e la cecità

Nel 1895, durante il suo terzo viaggio in Egitto, la signora Agnes Smith Lewis acquistò un manoscritto da un antiquario di Suez.
Si trattava di un palinsesto. Nella “Scriptio superior” (“scrittura superiore”) ella poté leggere alcune omelie dei primi Padri della Chiesa, scritte in arabo, mentre il materiale riciclato dallo scriba proveniva da diversi manoscritti. Lo scriba che scrisse le omelie sulla porzione cancellata mise insieme svariati fogli: 84 fogli in siriaco, 44 fogli in arabo ed un foglio in greco.
La “Scriptio inferior” di questi fogli in arabo contiene parte del testo Qur’anico, si trattava di 23 fogli in formato verticale e furono riscritti perpendicolarmente alla scrittura più antica.
I fogli precedenti furono rilegati in una nuova serie di più piccolo formato: furono piegati a metà ed alcuni di essi furono tagliati (ad esempio 152a-149b).
La signora Lewis tagliò – con una certa ovvia riluttanza, ammise – gli spaghi di rilegatura che tenevano insieme il libro e stese le pagine per leggere il testo della “Scriptio inferior” del palinsesto.
Dopo il 1902, anno di pubblicazione degli “Studia Synaitica”, XI, Apocrypha Syriaca: il Protoevangelo di Giacomo ed il “Transitus Mariae”: con testi dai manoscritti dei LXX, dal Qur’an, dalla Peshitta e da un inno Siriaco in un palinsesto Siro-arabo del V secolo e seguenti: con un’appendice di testi Siriaco-palestinesi dalla collezione Taylor-Schechter, la signora Lewis affidò il manoscritto ad un gruppo di esperti rilegatori, la ditta Eyre & Spottiswoode, i quali restaurarono i fogli.
Nel 1913 la signora Lewis incontrò il signor Alphonse Mingana a Cambridge, e gli mostrò il suo libro “Apochrypha Syriaca” oltre al manoscritto di sua proprietà. La pergamena fu riesaminata e la trascrizione del testo Qur’anico fu pubblicata nella sua interezza con un’introduzione ed una lista di sue varianti.


  1. B. Dodge ed., “Il Fihrist di Al-Nadim, una panoramica della cultura islamica del decimo secolo”, New York 1970, pp. 57-58
  2. Circa gli affascinanti viaggi della signora Agnes Lewis Smith e sua sorella Margaret Dunlop Gibson, dette “Le Giblews”, vedasi A. Whigham Price in “The ladies of Castlebrae”, Londra, 1964
  3. Il ritrovamento di questo manoscritto non è così intrigante come il racconto che il professor G. Khan mi fece della scoperta del palinsesto dell’Evangelo di Marco in siriaco. Circa la lastra di burro gettata dai monaci sul su di un vecchio frammento stropicciato del manoscritto vedasi A. Whigham Price, ibidem, pp. 8-9
  4. Foglio 11, vedasi N. Tchernetska, “Palinsesti Greci orientali a Cambridge, problemi e prospetti”, in C. Holmes e G. Waring (autori), “Alfabetizzazione, Istruzione e trasmissione manoscritta a Bisanzio e oltre” [mediterraneo medievale, 42], Leyda 2002
  5. Londra, 1902
  6. I fogli di vello dei sei inviluppi, una volta ripianati e staccati, sono stati riposti in copertine di carta spessa. Questi nuovi fogli hanno un nuovo formato (p.es.: la carta di pagina 89a. coincide con le pagine di vello da 149°. a 152b che stavano a loro volta dapprima in una pagina a formato verticale. I rilegatori esperti – è possibile leggere i loro nomi sull’ultima pagina – ripararono la pergamena con striscioline di lastrina bianca trasparente.

Poco dopo, nel 1914, il manoscritto fu spedito a un’esposizione internazionale di libri e manoscritti a Lipsia, ma a causa dello scoppio della prima guerra mondiale scomparve. Fu rintracciato successivamente dal Dr Oman, del collegio Westminster a Cambridge, coadiuvato dal Prof. Huene, di Tubinga, ed alla fine fu riportato nel 1936 (il 20 di aprile) alla biblioteca dell’Università di Cambridge, conformemente alla volontà della signora A. S. Lewis, la quale nel frattempo si era spenta già da dieci anni, nel 1926.

Un anno più tardi, nel 1937, Arthur Jeffery sminuì l’importanza che la signora Lewis e Mingana attribuivano ai manoscritti. Così, dopo grandi attese, gli accademici espressero il loro disappunto. Inoltre, l’inesorabile – qualche volta giustificabile – criticismo di Blachére distrusse le ipotesi della signora Lewis e di Mingana, ed in ogni caso anche il valore del palinsesto fu screditato contemporaneamente. Da allora, per quanto Blachére invitasse a studiare il manoscritto nuovamente, nessuno scrisse più al riguardo.

C’è da dire che anche trascurando la straordinaria importanza di questi fogli, che la signora Lewis e Mingana stimavano, essi costituivano perlomeno l’unica prova conosciuta di lezioni varianti del testo Qur’anico all’inizio del secolo scorso. Ora accadde un secolo più tardi che un accademico musulmano smontò completamente lo studio “Pagine da tre antichi Qur’an”; ciononostante, sovente le sue parole sono infondate in confronto alle affermazioni del Prof. Mingana. Di conseguenza, apparve come un’inspiegabile omissione. L’articolo di Mingana e della Lewis fu criticato, ma al tempo stesso il manoscritto fu dimenticato.

Poco dopo, nel 1914, il manoscritto fu spedito a un’esposizione internazionale di libri e manoscritti a Lipsia, ma a causa dello scoppio della prima guerra mondiale scomparve. Fu rintracciato successivamente dal Dr Oman, del collegio Westminster a Cambridge, coadiuvato dal Prof. Huene, di Tubinga, ed alla fine fu riportato nel 1936 (il 20 di aprile) alla biblioteca dell’Università di Cambridge, conformemente alla volontà della signora A. S. Lewis, la quale nel frattempo si era spenta già da dieci anni, nel 1926.


 1. A. Mingana e A. Smith Lewis (autori), “Fogli da tre antichi Qur’an, probabilmente pre-Uthmanici, con una lista di loro varianti”, Cambridge 1914, con una prefazione di A. Smith Lewis, pp.V-X; un’introduzione di A. Mingana, pp. XI-XLII; e la trascrizione del testo Qur’anico, pp.1-75, contenente Q.7:139……ecc

2.Un altro caso di sparizione durato lungo tempo. La raccolta di copie fotostatiche di manoscritti primitivi del Qur’an, raccolti da Bergsträsser e Pretzl andò perduta a Monaco durante un bombardamento nella seconda guerra mondiale (vedasi a. Jeffery, “Il Qur’an come una Scrittura”, New York 1952, p.103). sono adesso conservati nella Libera Università di Berlino.

3.È tutt’ora conservato nella biblioteca dell’università di Cambridge, (il numero d’archiviazione attuale è Or.1287.13) dove mi fu gentilmente permesso di esaminare il manoscritto.

4. La storia rocambolesca è tracciata a partire dalle parole manoscritte sul frontespizio del libro rilegato da Eyre & Spottiswoode.

5. “Di primo acchito si pensò che la scoperta del Dr. Mingana nei fogli di palinsesto pubblicati da lui nel 1914, Fogli da tre antichi Qur’an, probabilmente pre-Uthmanici, con una lista di loro varianti”, potesse fornirci frammenti di uno di questi codici anteriori. Un esame più ravvicinato, tuttavia, ha mostrato come né essi, né le curiose varianti trovate dal lui in un manoscritto di Barsalibi (vedasi “Una traduzione siriaca antica che mostra nuovi versi e varianti”, Manchester, 1925) possiedono alcuna relazione col testo di questi Antichi Codici con cui abbiamo a che fare>> (A. Jeffery, “Elementi a supporto della storia del testo del Qur’an. I vecchi Codici”, Leyda 1937, N°1, pp. 14-15).

6. <<Con una certa temerarietà>> Blachere scrisse (R. Blachere, “introduzione al Qur’an, Parigi, 1947, p. 36), sebbene gli autori fossero prudenti “probabilmente pre-Uthmanico” (nel titolo): “lasciamo ai paleografi professionisti il compito di attribuire una data valida e definitiva a questi vari brandelli di pergamena. L’opinione che alcune porzioni di esse possano datarsi a partire dall’inizio dell’VIII secolo è probabile” ed inoltre: “una risposta categorica, affermativa o negativa, sarebbe da parte nostra soltanto prematura” (Fogli, Introduzione, pag. XLI).

7. Alcune conclusioni sono infondate: “perciò non possiamo noi immaginare che alcuno azzardi lo scopo inutile di scrivere un testo come il nostro, dopo il periodo di Uthman. Mettendo insieme tutti i fatti, così come a noi noti, o come ci sono stati passati di mano da una tradizione credibile, reputiamo che questi fogli di vello, ora felicemente in nostro possesso, si annoverassero tra quelli la cui distruzione fu comandata da Uthman, e fu incombente su tutti i sinceri credenti nell’Islam. (A. Smith Lewis, “Fogli”, Prefazione, p. VII) e: “è evidente che se trovassimo un manoscritto del Qur’an che presentasse letture varianti di consonanti e di parole complete, e più specificamente se questo manoscritto offrisse interpolazioni e omissioni, non sarebbe troppo affrettato supporre che si collochi in un periodo pre-Uthmanico. (A. Mingana, “Fogli”, Introduzione, p. XXII).

8. <<Sarà solamente quando le varianti rilevate da Mingana saranno state confermate da un nuovo esame del palinsesto… che sarà concesso di concludere che tali frammenti rappresentano pure un’altra tradizione che la nostra Vulgata>> (R. Blachere, “Introduzione al Qur’an”, Parigi, 1947, p. 37).

9. Un secolo più tardi, grazie ad una lampada all’ultravioletto, e non soltanto “grazie ad una lente d’ingrandimento e talvolta grazie ad una ripassata col reagente”, “spennellando i bordi con il reagente”, un’analisi più precisa getta una nuova luce sul testo Qur’anico del palinsesto e rivela che alcune letture di Mingana sono errate.


Un anno più tardi, nel 1937, Arthur Jeffery sminuì l’importanza che la signora Lewis e Mingana attribuivano ai manoscritti. Così, dopo grandi attese, gli accademici espressero il loro disappunto. Inoltre, l’inesorabile – qualche volta giustificabile – criticismo di Blachére distrusse le ipotesi della signora Lewis e di Mingana, ed in ogni caso anche il valore del palinsesto fu screditato contemporaneamente. Da allora, per quanto Blachére invitasse a studiare il manoscritto nuovamente, nessuno scrisse più al riguardo.

C’è da dire che anche trascurando la straordinaria importanza di questi fogli, che la signora Lewis e Mingana stimavano, essi costituivano perlomeno l’unica prova conosciuta di lezioni varianti del testo Qur’anico all’inizio del secolo scorso. Ora accadde un secolo più tardi che un accademico musulmano smontò completamente lo studio “Pagine da tre antichi Qur’an”; ciononostante, sovente le sue parole sono infondate in confronto alle affermazioni del Prof. Mingana. Di conseguenza, apparve come un’inspiegabile omissione. L’articolo di Mingana e della Lewis fu criticato, ma al tempo stesso il manoscritto fu dimenticato.

Nel 1937 Arthur Jeffery tentò l’impresa di armonizzare tutto il materiale che era sopravvissuto dei cosiddetti “testi rivali”, cioè testi rivali del testo modello di Uthman. Nel suo “Elementi” egli raccolse una quantità di varianti Qur’aniche, ad esempio quella sopraggiunta fino a noi di Ibn-Al-Massud, ma la sua collezione di varianti “è vuota sin dal principio perché nessuno dei suoi riferimenti nemmeno richiama un ‘Mushaaf’ di Ibn-Al-Massud, i materiali sono solo citazioni, una ricostruzione derivata dalla letteratura esistente sulle versioni, a causa dell’assenza – a quel tempo, all’inizio del XX secolo – di una tradizione scritta circa i manoscritti del testo Qur’anico datata ai primi anni dell’Islam. L’accademico stesso, riferendosi alle citazioni delle vecchie versioni, dichiarava: “Questo, in assenza di qualunque prova manoscritta diretta, concede a noi la nostra sola testimonianza al riguardo dei caratteri del testo che ‘il testo standard di Uthman superò’”.

Dieci anni più tardi, nel 1947, nella sua “Introduzione al Qur’an”, Regis Blachére si lamentò della mancanza di disponibilità di materiali per lui per un’edizione critica del Qur’an; si augurò uno sforzo unitario, “una collaborazione internazionale, una messa in comune di tutte le risorse manoscritte esistenti al mondo”. Perciò sembra essere illogico lamentarsi dell’assenza di fonti di versioni varianti ed allo stesso tempo essere ciechi di fronte alla testimonianza di un’edizione critica del Qur’an, di ignorare i manoscritti della Lewis e di Minga.


1. “il reverendo professor Mingana, ritenuto da molti un grande accademico di arabo, possiede di fatto una conoscenza molto confusa della materia, nel migliore dei casi” (“La tentata distorsione del Qur’an da parte di Mingana”, in: M. M. Al-Azami, “Storia del testo Qur’anico dalla rivelazione alla Compilazione, Leicester 2003, pp. 311-313). L’autore parla di fandonie, incompetenza, incredibile disonestà, incapacità di leggere, inganno e creatività.

2. Mingana elenca le varianti Qur’aniche e la numero 12 del secondo gruppo è “la-yahda li-qawmi” invece del testo standard “la-yahda al-qawma” (Q.9:37, ms. 60a 1.8, pag. 32a). Le note di Al-Azami sono: <<Non è un segreto che gli scribi primitivi occasionalmente tralasciavano le vocali (alif, waw e ya) nelle loro copie e qui lo scrittore ha tralasciato la vocale finale in yahda perché è silenziosa. Ancora una volta Mingana sfrutta il caso, questa volta attraverso una trasposizione capziosa. Egli separa la alif da al-qawm e la piazza dopo la-yahda, creando una nuova frase sgrammaticata, che è spogliata di ogni significato. Ciò è come prendere il sintagma “animale tale” e trasformarla in “anima letale” (esempio a p. 313),. La lettura di Mingana è totalmente errata, ma non è necessario criticare la “ginnastica linguistica” con altra ginnastica linguistica. È pur vero che Mingana separa la alif da al-qawm e la piazza dopo la-yahda, ma la ragione non è l’ortografia araba dei primi secoli dell’Islam. Mingana semplicemente non ha visto la ya prima al-qawm, perciò vi piazza la alif dell’articolo della parola successiva invece della ya.
Nel 2005, utilizzando una lampada ad ultravioletto, è stato possibile leggere “la-yahda al-qawma” senza varianti. Riguardo alle varianti di questo palinsesto, si dovrebbe osservare che “anche alcune delle sue lezioni sono estremamente inverosimili. Dunque, l’edizione abbisogna di una revisione da parte di mano esperta” (Bergrsträsser e Pretzl, “Storia del Qur’an. III. La storia del testo Qur’anico”, Lipsia 1938, p.53, N°3).

3. “Elementi a supporto della storia del testo del Qur’an. I vecchi Codici”, Leyda 1937

4. La terminologia usata è molteplice: varianti, letture, lezione variante, qira-ah, lettura multipla (vedasi l’opera citata di Al-Azami, p.151-164)

5. Ibidem, pag. 160

6. A. Jeffery, in “Elementi”…

7. R. Blachere, opera citata, p.196


La prova di versioni differenti nei manoscritti Qur’anici

Prova nel palinsesto di Bonhams

Quando cominciai a lavorare al “Progetto Amari” indirizzato alla pubblicazione di manoscritti primitivi Qur’anici non potevo nemmeno immaginare che avrei visto due pagine che avrebbero potuto fare contenti Jeffery e Blachére e chiunque stesse cercando il precedente testo “Al-kharf al-Awal”.

Fu possibile studiare queste due pagine grazie alla gentilezza dell’antiquario Sam Fogg ed alla casa d’aste Bonhams ed anche grazie all’orgoglio del Prof. Noja Noseda, il quale possedeva le loro fotografie, attualmente la riproduzione di “un’importante, primitiva pagina in scrittura Hijaz”, Arabia occidentale, probabilmente Medina, inizio-metà del 1° secolo dall’egira, sta nel catalogo 27 di Sam Fogg, “Calligrafia islamica”, mentre non è possibile rintracciare l’ubicazione attuale del palinsesto di Bonhams.

Il frammento di Bonhams è un palinsesto in scrittura Hijaz su pergamena. La “scriptio superior” consiste di 24 versi dalla Sura-Al-Nisah, a partire dalla parola nashi-ba-hum (Q 4:33) fino alla parola kafaru (Q 4:56). La “scriptio inferior” consiste di parte della Sura-Al-Ma-idah, dalla parola yutàkhira (Q 5:41) alla parola yughahiduna (Q 5:54).

Il testo della “scriptio inferior” è differente dal testo standard di Uthman. Le lezioni varianti del testo Qur’anico, attraverso la prova manoscritta diretta e non per citazioni, sono:

  1. Il progetto prende il nome da Michele Amari, vedere F. Déroche e S. Noja Noseda, “Introduzione ai manoscritti in stile higazi: Volume 1: Il manoscritto arabo 328(a) della Biblioteca nazionale di Francia”, Lesa 1998, pagg. XI-XII e volume 2.I: Il manoscritto Or. 2165 (f. 1 a 61) della British Library, Lesa 2001, pagg. XX-XXIII.
  2. Lo scopo del progetto Amari è di pubblicare i facsimili di tutti i più primitivi manoscritti del testo Qur’anico e di metterli a disposizione di ogni accademico e studioso. Il primo volume della serie “Sorgenti della trasmissione manoscritta del testo Qur’anico” è il: “I manoscritti di stile higazi: Volume 1: Il manoscritto arabo 328(a) della Biblioteca nazionale di Francia”, Lesa 1998, ed il secondo è il: “I manoscritti di stile higazi: Volume 2,I: Il manoscritto Or. 2165 (f. 1 a 61) della British Library, Lesa 2001. Il successivo volume “I manoscritti di stile higazi: Volume 5,I” contiene frammenti di manoscritti sparsi tra varie biblioteche: ad esempio la “Dar el-khutub” del Cairo (manoscritto N°731), la Biblioteca statale di Berlino (manoscritto Foglio 4313), il museo dell’università a Philadelphia PA (E16269D, E16269), la biblioteca apostolica vaticana (archivio vaticano 1605), la biblioteca nazionale austriaca (A. Pergamena 213, A. Pergamena 6988); vedere anche S. Noja Noseda, “Note esterne in margine al 1g volume dei “materiali per un’edizione critica del Corano”, “Rendiconti dell’Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere”, CXXXIV, 1, 2000, pagg. 3-38 e di F.Déroche, “I manoscritti del Qur’an in caratteri higazi. Posizione del problema ed elementi preliminari per una ricerca”, “Quinterni I”, Lesa 1996.
  3. La fonte dei dettagli dei due frammenti riprodotti in questo testo è il volume “I manoscritti di stile higazi: Volume 5,I”. per gentile autorizzazione a riprodurre le immagini ivi esposte io ringrazio la signora Claire Penhallurick del dipartimento di islamistica alla Bonhams e Ramsey Fendall, dipartimento di manoscritti asiatici ed islamici ed opere d’arte, Sam Fogg e Sam Fogg in persona.
  4. Lo scrittore Gamal al-Ghitani in un’intervista rilasciata a S. Noja Noseda disse che egli si considera un trionfatore nel suo progetto (G. Al-Ghitani, hunaka mahtutat maghulah, “Akhbar al-Adab”, N° 478, 8 settembre 2002, pag. 18)
  5. Sam Fogg, Catalogo 27, Calligrafia Islamica, Londra 2003, pagg. 6-11. Fu venduto da Sotheby’s durante l’asta del 22 e 23 ottobre 1992 (lotto N°551); vedere la descrizione annessa alla pergamena per la vendita: “Un importante primitivo foglio del Qur’an in scrittura hijazi del periodo dei califfi “Rashidun””. Vedere anche F. Déroche, “Manuale di codicologia dei manoscritti in scrittura araba”, Parigi, 2000, pag. 48. Il terzo importante frammento Qur’anico – in mani private – fu venduto durante un’asta di Sotheby’s il 22 ottobre 1993; vedere il “catalogo: manoscritti orientali e miniature”. Giornata della vendita: venerdì 22 ottobre 1993, nelle Gallerie principali, 34-35, New bond Street, Londra, lotto 34. Sezione Qur’an: in scrittura hijazi, pagg.26-29. Questi fogli sono pubblicati in “I manoscritti di stile hijazi: volume 5,I”.
  6. La pergamena è stata venduta da Bonhams nella “Asta Islamica dell’11 ottobre 2000 (lotto 13)”. Vedere il catalogo: Opere d’arte islamiche ed indiane. Asta: mercoledì 11 ottobre 2000. Bonhams Knightsbridge, Montpellier street, Knightsbridge, Londra, lotto 13.

[A] Una differente sequenza di parole

[A] Una differente sequenza di parole

Q 5:41, all’inizio della riga 2, sul recto (fronte) è possibile leggere tah barbuta e dedurre fi-l’ahirati prima di lahum: wa fi l’ahirati lahum ‘adabun ‘ajimun, piuttosto che wa lahum fi l’ahirati adibun ajimun, che è la lezione standard.
Q 5:48, li-kullin minhum ga’alna shir’atan, dove gli altri leggono li-kullin ga’alna minkum shir’atan.
Q 5:50, wa-man [‘ahsanu hukm]an min allahi, invece della lezione standard wa-man ‘ahsanu min allahi hukman.

Omissioni
È possibile anche osservare l’omissione di parole o di frasi intere.
Q 5:42, fa’in ga’uka è mancante. Le parole fa’in ga’uka sono presenti nella lezione standard, ma mancano nella “scriptio inferior” del palinsesto (figura 1).
Q 5:42, ‘anhum manca. La pagina mostra ‘aw’a’rid invece dello standard ‘aw’a’rid ‘anhum.
Q 5:49, fa-‘annama si contrappone a fa’-lam ‘annama della lezione standard.

Parole differenti

Per via del nostro lavoro di confronto, si dovrebbe inoltre annotare che ci sono diverse parole.
Q 5:42, yasma’u na si contrappone a samma’u na che è la lettura degli altri. Nello stesso verso possiamo trovare laa invece dello standard lan per la frase negativa fa-lan yad urruka.
Q 5:43, si incontra l’espressione fa-ma con la lettera fa e non con la lettera waw, cioè wa-ma, come nel testo standard.
Q 5:44, leggiamo wa-‘anzalna, contrapposto a inna-‘anzalna.
Q 5:44, dalla riga 7 alla 11, sul recto, si trova la maggiore deviazione dal testo standard. La variante opposta a al-taurata è illeggibile; alladina ‘as(lamu) wa’alladina hadu è contrapposta a alladina ‘aslamu li-lladina hadu; la frase yahkumuna bi-ma nazala allahu fi-ha è aggiunta, wa-illa bi-ma è opposto a bi-ma.
Il testo standard è: ‘inna anzalna al-taurata fi-ha hudan wa-nurun yahkumu bi-ha al-nabiyyuna alladina ‘aslamu li-lladina hadu wa-l-rabba-niyyuna wa-l-akhbaru bi-ma stuh-fi-zu min kitabi allahi,
“Fummo Noi che rivelammo / la Legge (a Mosè): in ciò / fu guida e luce.
Secondo i suoi canoni sono stati giudicati / i Giudei, dai Profeti / che si piegarono (come nell’Islam) / dai Rabbini / ed i dottori della Legge. Perché a loro fu affidata / la protezione del libro di Dio.
Laddove, nel palinsesto, si trova il testo:
riga 7: wa-anzalna al-m…..
riga 8: fi-ha nurun wa-hud[an…]kumu bi-ha ‘illa say’an alladina as[lamu] riga 9: wa-alladina hadu yahkumuna bi-ma nazala allahu fi-ha.
Riga 10: yahkumu bi-ha al[…] una wa-illa bi-ma stubfizu min kitabi a
Riga 11: llahi
Q 5:54, il tempo futuro è introdotto dalla particella sa-, cioè sa-yati, invece di fa-sawfa yati, che è la lezione degli altri. Inoltre, abbiamo una forma al singolare invece del plurale e viceversa, la seconda persona plurale invece della terza singolare; i pronomi personali hum invece del sostantivo al-nas, che possiamo leggere nel testo di Uthman: perciò in Q 5:44 leggiamo fa-la takhsawu-hum contrapposto a fa-la takhsawu al-nasa.
Q 5:45, figura 2, leggiamo alabani is-rail, contrapposto al testo standard alayhim. Alla fine della riga 13, c’è una lacuna illeggibile, ma si dovrebbe supporre che vi sia wa-anzala allahu: [wa-anzala allahu] ala bani issai, che la stessa lezione di Ubay-B-ka-B piuttosto che wa-ka-tabna alayhim, che è la lezione degli altri.
Q 5:46, possiamo leggere li qawmin yu[q]inu na (come la fine di Q5:50, “per un popolo la cui fede è rafforzata”) oppure: li qawmin yu[m]inu na, laddove il testo standard riporta: li-l-muttaqina, cioè: “per quelli che temono Dio”).
Q5:54, laddove il testo standard recita a-izzatin ala al-kafirina, il manoscritto è danneggiato, ma prima della preposizione ‘ala possiamo notare tre aste verticali ove, nella parola a’izzatin, viene riportata soltanto un’asta.

Varianti ortografiche
Un altro tipo di varianti è l’ortografia delle parole.

a) La vocale lunga aa talvolta non è scritta con Alif (scriptio defectiva) (cioè: scrittura difettiva, per difetto)

b) La vocale lunga aa è scritta con una ya nel mezzo della parola, come per esempio (Q5:44) bi-‘ayati (figura 3): ba’, alif, ya, ya, ta (tre denti in cui il secondo sta per alif) e la finale ya, invece dello standard con la scriptio defectiva. La stessa compitazione (con una ya al posto della aa) si ritrova nella stessa parte della sura al-ma’idah nel frammento Qur’anico della biblioteca di Berlino (figura 4).


  1. A. Jeffery, Materiali, pag. 128; “Abd al-“, 1 Salim Makram, Ahmad Muhtar ‘Umar, “Mu’gam”, II, pag. 27.
  2. “Il santo Qur’an, significati tradotti da” Abdullah Yusuf Ali, Beirut, 1934.
  3. Sarebbe possibile osare leggere la qira’ah “gulza’a” di Ibn Mas’ud (con le tre lunghe: laam, zaa, Alif)? (A. Jeffery, Materiali, pag. 39, “Abd al-“, 1 Salim Makram, Ahmad Muhtar ‘Umar, “Mu’gam al-qira’at al-Qur’aniyya”, al-Kuwait 1402-05/1982-85, II, pag. 35; vedere la recensione in S. Noja Noseda, “AIUON”, LVIII, 1-2, (1998), pagg. 289-291)
  4. Vedasi C. J. Robin, “la riforma della scrittura araba, all’epoca del califfato di Medina, ne ‘IV conferenza internazionale su codicologia e paleografia dei manoscritti medio-orientali’, Bologna 2002 (in corso di stampa).Queste caratteristiche ortografiche possono aiutare a datare i manoscritti.
  5. G. Khan, “Standardizzazione e variazione nell’ortografia dell’Ebraico biblico e dell’arabo Qur’anico dei manoscritti”, in “Manoscritti del Medio-Oriente”, V: ‘Il ruolo del libro nella civilizzazione del vicino oriente’, Leyda 1990-91, pagg. 53-58; S. Noja Noseda, “Un terzo frammento Qur’anico su papiro: un’occasione di revisione”, e poi “Rendiconti dell’Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere”, CXXXVII, 1, 2003, pagg. 313-326; S. Noja Noseda, “Introduzione alle Fonti della trasmissione manoscritta del testo Qur’anico”, 1, “I manoscritti in stile higazi”, 2,I. Il manoscritto Or. 2165, Lesa 2001, pagg. XXVIII-XXX.

Queste caratteristiche ortografiche possono aiutare a datare i manoscritti.

L’ortografia dell’articolo: (Q5:45) bi-l-‘anfi è scritta senza la alif dell’articolo, ove lo standard è bi-(‘)l-‘anfi con alif.

Q5:48, la preposizione ‘an è nella forma separata ‘an-ma, ove lo standard riporta ‘amma. Nello stesso verso si dovrebbe notare inoltre fi-ma, ove gli altri leggono la forma separata fi ma.

Riepilogando, a parte le varianti ortografiche, le dizioni varianti nella versione di Bonhams sono circa trenta, laddove la tradizione ne riporta soltanto una: Q5:45, ‘ala bani ‘isra’il, che è in parte la stessa dizione di Ubai b. Ka’b.

Prova nel palinsesto di Fogg

 La relazione tra i testi
La scriptio superior del palinsesto consiste di dieci versi dalla sura al-baqarah, dal verso 277 al verso 286. La scriptio inferior mantiene parte della stessa sura, dal verso 206 al verso 223. Il testo della scriptio inferior è differente dal testo standard, ma talvolta le lectiones sono semplicemente versioni ipotizzate, perché le varianti sono più profondamente cancellate del resto della scriptio inferior ed il testo è illeggibile, ma possiamo leggere le correzioni apportate da un altro copiatore che utilizzò un altro inchiostro (figura 5).


  1. Manoscritto or. Foglio 4313 (fogli 1-7), vedasi W. Ahlwaardt, “Gli indici manoscritti della biblioteca a Berlino”, Indice dei manoscritti arabici, Primo Volume, Berlino 1887, pagg. 110-111; R. Sellheim, “Manoscritti arabici, Materiali per la storia della letteratura arabica”, Parte I, Wiesbaden 1976. Sono grato al Dr. Hartmut Ortwin Feistel della biblioteca di Stato per avermi dato il permesso di inserire alcune foto di dettagli di questo manoscritto. Sarà pubblicato insieme agli altri frammenti in “Fonti della trasmissione manoscritta del testo coranico”, 5,I.
    Ms. or. Fogli 4313 (fogli 1-7) è parte dello stesso codice del facsimile, tavola 44, in B. Moritz “Paleografia del testo arabico dal primo secolo della hijra fino all’anno 1000”, Cairo 1905.
  2. La alif lunga può essere scritta con ya’ in posizione finale (alif maqsura), ma anche in posizione intermedia: vedasi R. Blachere, “Introduzione al Qur’an”, Parigi 1947, pag. 91; C.J. Robin, opera citata. Molti altri esempi si trovano nello stesso manoscritto di Berlino (ad esempio: 2°, 1. 11, Q4:176, rigalan, ed anche 7°, 1. 13, Q5:73, ‘ilah: wa-ma min ‘ilahin ‘illaa ‘ilaahun waahidun, il primo scritto con scriptio defectiva ed il secondo con una ya’). C. J. Robin afferma che “da un punto di vista cronologico, tutte le grafie con una ya’ per evidenziare la a(lunga) in una parola rimandano incontestabilmente al periodo in cui la alif non era ancora stata introdotta nell’uso, e cioè prima dell’anno 40 dalla hijra.
    Vorrei qui rimarcare l’osservazione interessante circa l’uso della alif in G. R. Puin, “Osservazioni sui manoscritti primitivi Qur’anici di Sana’a”, in S. Wild editore, “Il Qur’an come testo”, Leyda 1996, pag. 109: “D’altra parte, forse “k y l d i ka-lladhii” implica che la seconda lettera ya’ non dovrebbe essere pronunciata affatto?” e lo stesso, “nuove vie della ricerca sul Qur’an”, II. “Circa il significato dei frammenti più antichi di Sana’a (Yemen) per la storia dell’ortografia Qur’anica” nella “Rivista Ricerca”, I (1999), pag. 40.
    La mia congettura è che la ya’ per compitare la a(lunga), sia essa in posizione intermedia o in posizione finale, è dovuta all’influenza della scrittura avestica (N.d.R.: antica regione/lingua dell’Iran), in cui “la lettera avestica a(lunga) è anch’essa derivata dalla grafia Pahlavi, in cui questo segno era usato per ‘y alla fine di parola (già nelle iscrizioni del sarcofago di Istanbul).
    Comunque, già nelle iscrizioni centro-persiane del terzo secolo d.C., ‘y era usata per indicare la a(lunga) finale di nomi stranieri” (K. Hoffmann, lingua avestica 1. La grafia avestica, in Enciclopedia iranica III, Londra 1989, pagg. 47-51, anche in internet sotto: http://iranica.com/articlenavigation). Circa le origini della scrittura arabica, si veda S. Noja Noseda, “Dal siriaco al Pahlavi: il contributo dell’Iraq sassaniano alla nascita della scrittura arabica”, in K.-H. Ohlig e G.-R. Puin editore, “Gli inizi oscuri. Nuove ricerche” (nello stesso libro).Analogamente al frammento di Bonhams, la pergamena ci mostra i vecchi segni di parole differenti, di espressioni aggiunte, di omissioni.
  3. Circa la alif dell’articolo scritto “difettivamente”, vedasi G. R. Puin, “osservazioni sul Qur’an primordiale”, pagg. 108-109. Occorre osservare the nel manoscritto di Berlino (5°, 1. 15) la parola bi-l-qisti (Q5:42) è scritta con alif, ma fu cancellata successivamente, vedasi al paragrafo “Errori e correzioni.

Varianti

Al di là delle varianti ortografiche, le lectiones sono una quindicina, ove la tradizione ne riporta soltanto due: Q2:217 e Q2:222.

Q2:217, il testo standard è: [yas’alu]naka ‘an al-(sa)hri al-harami qitalin fi-hi, ove nel palinsesto il testo recita: yas’alunaka ‘an al-sahri al-harami wa-an qitalin fi-hi, come la qira-ah di Ibn al-Masud, al-Rabi, Ibn’Abbas, al-A’mas e ‘Ikrima: yas’alunaka ‘an al-sahri al-harami an qitalin fi-hi.

Q2:222, invece dello standard fa-’tazilu al-nisa’a fi l’mahidi wa-la-taqrabuhunna hatta yathurna, “quindi, stai lontano dalle donne / durante i loro cicli, e non / avvicinarle finché / non siano nette”, è possibile leggere (figura 7) (la-taqra)bu al-nisa’a fi mahidihinna hatta yatatahharna, che è la stessa versione che la tradizione attribuisce a Ibn’Masud, senza la proposizione wa-‘tazilu-hunna.

La variante fu adattata nella lezione standard. La fine della riga 19, sul retro, è una mancanza illeggibile, mentre all’inizio della riga 20 la scrittura conservò un’asta verticale, aggiunta come continuazione alla ba (figura 7): ba, waw e alif – la parte finale di taqrabu – divenne lam, waw e alif – la parte finale di fa-tazilu. L’articolo al’ fu aggiunto in epoca più tarda a mahidi ed il pronome finale hunna fu cancellato. Prima di hatta, la frase la-taqrabuhunna fu modificata come nel testo standard (confronta la tavola 1).

Errori e Correzioni

La trasmissione scritta di testi implica necessariamente errori, se non altro dovuti alla natura umana fallace. Nella trasmissione di conoscenza della letteratura hadith, per esempio, possiamo osservare che una tipologia standardizzata di correzioni manoscritte prese forma ben presto. Certamente, per quanto riguarda il Qur’an, in quanto Libro Sacro, la cui copiatura meticolosa avrebbe attratto molte benedizioni sul credente, le copie prodotte del suo “Textus Receptus”, e cioè del testo di Uthman, poté escludere ampiamente la corruzione del testo.

Comunque, gli errori umani sono inevitabili e questo si applica anche alle mani degli scribi, nonostante essi stiano scrivendo una copia del Qur’an. Gli errori, e soprattutto le loro correzioni, sono molto comuni, persino nel testo Qur’anico come emerge dai manoscritti più antichi.

Ci sono due tipi di correzioni aggiunte al testo. Da una parte ritroviamo correzioni dovute a lezioni/dizioni(?) differenti con significato testuale, che siano lezioni(?) canoniche o non canoniche. D’altra parte, le correzioni possono essere riportate ad errori del copista, che siano dovute all’ortografia della scrittura araba e la sua riforma, oppure contro un tipo di errore minore, definito errore di penna (o lapsus calami) dello scriba.

Un esempio classico di correzioni dovute alla riforma ortografica a compitare una a lunga con la madre della dizione alif. La tradizione delle duemila alif aggiunte dal governatore dell’Iraq, Ubaydallah ibn Ziyad, è riportata da Ibn Abi Dawud nel suo Kitab al-Mashahif. Sebbene duemila lettere siano una notevole quantità, le alif aggiunte presenti nei manoscritti sono appunto un’enormità. Possiamo trovarle nel Qur’an di Uthman conservato nell’Istituto di Studi Orientali, presso l’Accademia delle Scienze di Russia, in cui le alif mancanti furono aggiunte con inchiostro rosso durante la prima fase della revisione del testo. Nel papiro di Leyda sembra riscontrarsi una particolare commistione (?? Di segni) atta a correggere la mancanza di alifs.

Questi manoscritti primitivi sono pieni di correzioni, non soltanto parole aggiunte, ma anche parole cancellate. Un esempio divertente si trova nel manoscritto della Biblioteca di Stato a Berlino, in cui si può leggere qalu (Q5:14) senza alif, scriptio defectiva, e alcune righe sotto, nella stessa pagina (3b),

1. Le correzioni nel testo Qur’anico si tramandano per tradizione: “il popolo correggeva i loro esemplari del Qur’an (masahifahum) in accordo con la sua recitazione” (come citato da G. Schoeler, “Scrivere e trasmettere dall’inizio dell’Islam”, Parigi 2002, pag. 40

2. In riferimento agli errori, è interessante menzionare questo punto di vista: “una delle vie d’accesso per un assalto orientalista al Qur’an è la distorsione del testo stesso. Io stimo che vi siano oltre 250.000 copie del Qur’an in forma manoscritta, complete o parziali, a partire dal primo secolo dall’Hijra in poi. Gli errori sono classificati in circoli accademici nella duplice categoria degli intenzionali e NON intenzionali, ed con questa vasta collezione di manoscritti è una certezza che molti copisti debbano aver commesso errori NON intenzionali. Accademici che trattano questa materia sanno molto bene cosa possano ingenerare la stanchezza o una momentanea caduta di concentrazione” (M. M. Al-A’zami, opera citata, pag. 151).

3.Per quanto riguarda le correzioni dovute a differenti varianti del Qur’an, vedasi ad esempio Q2:222 menzionata più sopra e la mia conferenza “Pre-uthmaniche varianti nei manoscritti?”, ala 29-esima Giornata tedesca orientalista, “Barriere-Passaggi”, 20-24 Settembre 2004, Halle (in corso) 

4. C.J. Robin, opera citata inoltre, un esempio di questo genere di correzioni si trova nel manoscritto conservato nella biblioteca nazionale di Parigi, 328°, vedasi Y. Dutton, “Un Mushaf primitivo secondo la lettura di Ibn Amir”, in Giornale di studi Qur’anici, III, 1, 2001, pagg. 72-74.possiamo leggere qalu (Q5:17) con alif, scriptio plena (scrittura completa, cioè per esteso). Ma il primo qalu fu corretto ed una alif fu aggiunta (fig. 8), mentre il secondo qalu fu altresì corretto, ma la alif fu cancellata (fig.9) . Questo è il segno della completa mancanza di regole generali.

5. Si vedano anche, per quanto concerne l’ortografia dei papiri primordiali arabici e le carte (e iscrizioni), alcuni esempi di dimenticanze degli scribi, dittografie, aplografie, ecc. in S. Hopkins, “Studi di grammatica primitiva araba, basata sui papiri databili prima dell’anno 300 dall’hijra, ovvero anno 912 d.C., Oxford 1984, pagg. 60-61.

6. Si veda sopra, 2.1.4.a.

7. A. Jeffery, Materiali, pagg. 116-117; vedere anche G. Khan, opera citata, pag. 56.

8.  M. M. Al-A’zami, opera citata, pag. 134.

9. La storia intrigante di questo manoscritto (E20) che fu acquistato da I. Iu. Krachkovsky, è narrata da E. Rezvan, “Il Qur’an di Uthman, S. Pietroburgo 2004, pagg. 17-18 e lo stesso, “Il Qur’an ed il suo mondo: VI. Emergenza del canone: la lotta per l’uniformità”, “Manoscritti Orientali”, IV, 2, 1998, pag. 23.

10. E Rezvan, “Il Qur’an di Uthman”, pag. 66 e Tavola 11. Vedasi anche S. Noja Noseda, “Introduzione alle fonti della trasmissione manoscritta del testo Qur’anico, I. I manoscritti di stile hijazi, 2,I. Il manoscritto Or. 2165, Lesa 2001, pagg. XXVIII-XXX, per quanto riguarda la alif mahdufa.

11. Or. 8264, vedasi S. Noja Noseda, “Un terzo frammento Qur’anico su papiro: un’occasione di revisione”, “rendiconti dell’Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere”, CXXXVII, 1, 2003, pagg.313-326.

12. S. Noja Noseda, idem, pag. 315

13. Vedasi anche G. R. Puin, “Osservazioni sul Qur’an primordiale”, pag. 109.


Nei frammenti raccolti nel volume 5,I del “fonti della trasmissione manoscritta del testo Qur’anico” del progetto Amari, ho incontrato correzioni nella pergamena conservata nell’Istituto orientale dell’Università di Chicago (A. 6959), come ad esempio sul retro, riga 4, la alif al-wiqaya in s r k w (Q68:41) fu aggiunta più tardi. Un’intera parte di un verso (Q10:109) è aggiunta in inchiostro nero alla fine della sura nella pergamena conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

Nel manoscritto di Berlino ci sono alcune parole mancanti aggiunte tardivamente, come ad esempio li-llahi (Q4:139) nella riga 3, foglio 1.a; ‘ilayhi (Q4:175) nella riga 7, foglio 2.a, dalikum fisqun al-yauma ya’isa’alladina (Q5:3) nelle righe 6-7, foglio 2.b (fig. 10); ‘illa ‘alladina (Q5:34) nella riga 13, foglio 4.b; allahu (‘ilayka) (Q5:49) alla riga 18, foglio 5.b; min-hum yusari’una (Q:5:62) nella riga 6, foglio 6.a.

Nello stesso manoscritto alcune lettere sono cancellate o aggiunte: in yura’una (Q4:142; foglio 1°, 1. 12) una originale ya come portatrice di una hamza fu eliminate tardivamente; in suwa’in (Q4:149; foglio 1b, 1. 5) la alif fu cancellata; in ‘utu (Q5:5; foglio 2b, 1. 14) la alif al-wiqaya fu aggiunta; in w s h [d] w’ (Q5:8; foglio 3b, 1. 9-10) la prima waw e la seconda furono cancellate e la parola fu corretta come nel testo standard suhada’a; in siratin (Q5:16; foglio 3b, 1. 13) la ya per pronunciare la a-lunga fu cancellata più tardi; in al-gurabi (Q5:31; foglio 4b, 1. 5) la alif fu aggiunta più tardi; in gaza’u (Q5:33; foglio 4b, 1. 10) le waw-alif finali furono aggiunte; in maglulatun (Q5:64; foglio 6a, 1. 9) le finali lam e ta-marbuta furono aggiunte più tardi; in ya-bani (Q5:72; foglio 7a, 1. 10) la prima ya fu aggiunta più tardi; in wa-rabbi (Q5:72; foglio 7a, 1. 11) la waw fu cancellata e la parola fu corretta come nel testo standard rabbi; in yaqulu (Q5:73; foglio 7a, 1. 14) la alif al-wiqaya fu cancellata ed una nun fu aggiunta, così la parola fu corretta come nel testo standard yaquluna.

L’Errore: preterintenzionale e deliberato

Lo scopo di questo articolo è di provare ad approfondire l’analisi della costituzione e scrittura del testo Qur’anico, piuttosto che quello di analizzare il significato delle varie lezioni. La tradizione riferisce alcune varianti di lettura – solo un piccolo numero – che noi possiamo vedere in questi due fogli di palinsesto. È estremamente importante trovare quelle varianti in un manoscritto e non soltanto nelle citazioni più tardive. Alcune di queste varianti sono di importanza trascurabile, come per esempio l’ordine delle parole, alcune di esse sono omissioni, altre aggiunte, “chiose esplicative sul testo di Uthman, o espansioni”, talvolta queste varianti sono sinonimi. La tradizione riferisce che “nei primi giorni, molti dei compagni si fecero copie del Qur’an in cui essi inserirono, a scopo di propria edificazione personale, molte aggiunte esplicative, sinonimi per le parole che essi non comprendevano pienamente e simili annotazioni.

Così, non c’è nulla di strano su fa-arsalaa invece dello standard fa-ba’ata: “E Dio mandò messaggeri”; essi sono sinonimi. Dovrebbe essere notata (figura 6, riga 12 sulla pagina frontale nel manoscritto di Fogg) la presenza di un inchiostro diverso, esso rivela che il sinonimo di cui sopra fu corretto più tardi con la parola standard (vedere tabella 2). Non si dovrebbero trascurare le tracce di scritto e la procedura di trascrizione.

Omissioni minori?
Desidero portare l’attenzione una variante di lettura di nessuna importanza: l’omissione di una espressione. Nella riga 3 sul fronte pagina del manoscritto di Bonham (figura 1) è possibile leggere la scriptio inferior fa-khum baynahum come “giudica tra loro” (Q5:42), ove fa-‘in ga’uka manca. Le parole fa-‘in ga’uka sono presenti nella lettura standard, ma mancano nella scriptio inferiore del palinsesto. Il testo standard è: fa-‘in ga’uka fa-khum baynahum, cioè “se vengono da te, oppure giudica tra loro”.


  1. Un altro dettaglio interessante circa le correzioni è la correzione della forma dei caratteri nel frammento A, Pergamena 2 (confrontare con A. Fedeli, A. Perg. 2, pag. 24). Sul lato carnoso, riga 8, la forma della ayn in ‘an dunubihim fu corretta tardivamente, in quanto la forma scritta la prima volta sembra scrittura siriaca e la forma aggiunta sopra la riga principale è la forma preponderante in arabico, più arrotondata (fig. 11). Nella stessa riga, la dal di dunubihim fu modificata con un tratto verticale aggiunto (fig. 11). La forma precedente è simile al semicerchio della dalath nella scrittura siriaca, senza il tratto verticale. I tipi corretti – in un inchiostro scuro, differente da quello usato dalla mano A – e la forma caratteristica della alif con una coda sulla sinistra, come quella della riga 5 nella parola kama o nella riga 9 nella parola al-dunyua, rivelarono la forma della scrittura siriaca. Circa l’origine siriaca per quanto riguarda la scrittura e l’influenza siriaca sulla trasmissione scritta dei testi, vedasi S. Noja Noseda, “Annessi ai volumi delle Fonti della trasmissione manoscritta del testo Qur’anico fin qui pubblicati ed in corso di pubblicazione” atti del primo congresso mondiale per gli studi medio-orientali”, università di Magonza, 8-13 settembre 2002, in corso; S. Noja Noseda, “La mia visita a Sana’a e il Corano palinsesto”, Rendiconti dell’Istituto Lombardo, Accademia di scienze e Lettere, CXXXVII, 1, pagg. 48-52; F. Briquel Chatonnet, “Dall’arameo all’arabo: alcune riflessioni sulla genesi della scrittura araba”, in F. Déroche e F. Richard editori, “Scribi e manoscritti del Medio-oriente”, Parigi 1997, pagg. 135-149; J. Sourdel-Thomine, “Aspetti della scrittura araba e del suo sviluppo”, Rivista di studi islamici, XLVIII, 1, 1980, pagg. 9-23; G. Troupeau, “Riflessioni sull’origine siriaca della scrittura araba”, in A. S. Kaye ed., “Studi semitici in onor e di Wolf Lslau”, Wiesbaden 1991, pagg. 1562-1570; F. Déroche, “il libro manoscritto arabo. Preludi ad una storia”, Parigi 2004, pag. 15.
  2. A. Jeffery, Materiali, pag. 16
  3. Un esempio in A. Pergamena 213, biblioteca nazionale austriaca (2° in Fonti della trasmissione manoscritta del testo Qur’anico, 5, I), alla riga 4, Q52:17 ‘inna al-muttaqina fi gannatin wa-‘uyunin (fig. 12), invece dello standard ‘inna al-muttaqina fi ganntin wa-na-‘imin; “quanto ai giusti, / essi staranno in giardini, / ed in felicità”.
  4. A. Jeffery, Materiali, pag. IX

Fa-‘in ga’uka è un elemento fondamentale nella storia dei due adùlteri.

Nel Muwatta di Malik, l’elemento narrativo degli ebrei che vennero da Muhammed per risolvere il problema è un elemento di base. Nella vita di Muhammed, gli ebrei mandano l’uomo e la donna a Muhammed affinché egli possa decidere: “portarono la coppia a Muhammed”.il costrutto narrativo nella biografia è parallelo alla storia dell’adultera nel Vangelo (secondo Giovanni). Qualcuno parlò di un trasferimento, di un’imitazione, la riproduzione di una decalcomania fatta a partire da Giovanni dalle Hadith, quanto al tema ed alla sua strutturazione letteraria. Il Muwatta consiste di una bozza più antica della storia senza le aggiunte della Sira. L’omissione di “se vengono a te” nel palinsesto dovrebbe rimettere in dubbio anche gli elementi di base della storia, ammesso che la lettura variante non sia soltanto un lapsus (lapsus di penna), ma un’omissione deliberata.

  1. Si dovrebbe supporre che in un manoscritto qur’anico differente non ci fosse alcun elemento narrativo degli ebrei che vennero da Muhammed. Fu aggiunto in epoca più tarda è si trattò di un trasferimento del Vangelo per quanto riguarda la Sira. Nel Vangelo gli scribi ed i farisei “agousin” (cioè: “conducono”) la donna a Gesù. Ad ogni modo, ciò non implica che la scriptio inferior sia il testo pre-standard.

Omissione deliberata?

Le varianti più interessanti nel palinsesto di Fogg sono le omissioni. Esse potrebbero incollare un significato differente al testo.

Q2:217, “hatta yaruddu-kum”, “fintantoché non ti riportino indietro” non è lo stesso dello standard “hatta yaruddu-kum ‘an dinikum“ fintantoché non ti riportino indietro dalla tua fede”.

Inoltre, waman yartadid minkum, “e se alcuni di voi si volgeranno indietro”, non è lo stesso di waman yartadid minkum ‘an dinihi, “e se alcuni di voi si volgeranno indietro dalla loro fede”.

Non si dovrebbe dimenticare che la spedizione di Nahla sollevò controversia, poiché si combatté nel mese santo di ragab. Se l’errore non fu casuale, la variante potrebbe essere un segno del processo di costruzione del testo qur’anico. In epoche differenti, il Qur’an dovette rispecchiare contesti storici diversi. Perciò fu necessario giustificare la battaglia e la parola ‘din fu aggiunta oppure fu un tentativo di ricomporre la controversia sulla santità di ragab.

  1. A. L. de Prémare, “Profetismo e adulterio. Da un testo all’altro”, Rivista del mondo musulmano e del mediterraneo, 58, 1990/4, Le prime scritture islamiche, pagg. 101-135.
  2. Ibidem, pag. 102.
  3. Ibidem, pagg. 102-104; A. Guillaume, “La vita di Muhammed. Una traduzione della Ishaq’s sirat rasul allah, con introduzione e note”, Londra 1968, pag. 266.
  4. A. L. de Prémare, opera citata, pag. 124.
  5. La lettura hatta yaruddukum è una congettura a causa della correzione ‘an dinikum, aggiunta più tardi.
  6. L. Caetani, “Annali dell’Islam”, II, 1, 2 a.H., Milano 1907, pagg. 463-466.Sotto-sottotitolo:
  7. <<Quando il mese di Rajab veniva, avevamo l’abitudine di fermare le azioni militari, e chiamavamo questo mese l’eliminatore del ferro, perché avevamo il costume di eliminare e gettare via le parti di ferro di ogni lancia e freccia nel mese di rajab>>, (Bukhari, volume 5, 59, 661, in http://www.usc.edu/cgi-bin).

Conclusioni

La storia dei manoscritti di Ibn Mas’ud che Al-Nahdim riferì nella Fihrist non è mai stata dimostrata da nessuna prova scritta.
Arthur Jefferey in persona esaminò circa 170 volumi è compilò la sua opera “Materiali” soltanto sulla base di citazioni.
La scriptio inferior nel palinsesto di Fogg e la sua riproduzione delle parole passate in Q2:222 (la-taqra)bu al-nisa’a fi mahidihinna hatta yatataharna, la stessa lezione che la tradizione attribuisce a Ibn Mas’ud, sono intriganti: sono la prova di una lettura variante. Comunque, resta immotivate affermare che si tratti di un frammento di uno dei manoscritti di Ibn Mas’ud, il quale rifiutò di distruggere le sue copie del Qur’an in conformità all’ordine di Uthman.
La lezione non-standard riscontrata nel palinsesto non deve essere considerata come prova del periodo pre-Uthmanico perché fu soltanto nel quarto secolo che Abu Bakr b. Mugahid (d. 324/934) accettò soltanto le letture basate su di un testo piuttosto uniformemente consonante e scelse sette maestri del Qur’an ben rinomati del secondo secolo e che le loro letture possedevano autorità divina, che alle altre mancava.
Questa teoria fu resa ufficiale soltanto nel 324/934 quando l’accademico Ibn Miqsam fu costretto a ritrattare la sua visione che il testo consonante potesse essere letto in qualunque maniera fosse grammaticalmente corretta. L’anno successivo, un altro accademico del Qur’an, Ibn Sanabud, fu analogamente condannato e costretto a rinunciare alla sua visione che fosse ammissibile usare le letture di Ibn Mas’ud e di Ubay. Tale prova, e tutti gli altri elementi di prova riscontrati nei manoscritti – specialmente nei palinsesti – è di grande importanza per tutti gli accademici negli studi qur’anici, con tutti i loro pregiudizi di una mentalità modellata dallo scrivere e stampare. Comunque, qualunque prova di una lettura variante dissolve e scompare nelle parole: “non prendete il Qur’an da coloro che non fanno che copiarne degli esemplari”.


Prof. Keith Small

Keith’s Lecture on You Tube

 

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