1982: Il progetto di conquista dei Fratelli Musulmani

Islam Politica

IL PROGETTO DEI FRATELLI MUSULMANI 

Il “Progetto”: il documento dei Fratelli Musulmani per il Jihad Culturale
di Patrick Poole, traduzione di Paolo Mantellini

DOCUMENTO REDATTO NEL 1982 DALLA MANO DEI RADICALI ISLAMICI – ‘FRATELLI MUSULMANI’ Per intenderci: quelli che sono subentrati AL POTERE in Egitto anni fa. Sono rappresentati dalla Comunità Islamica Italiana facente capo a UCOII ( quei signori che fanno promesse di pace ad  Angelino Alfano, ecc ; rappresentati da gran parte dei giovani del Gruppo  Musulmani Italiani (figli degli immigrati) distribuiti nelle migliori università italiane, e in ogni nazione europea. Iniziamo!

1/12/1982 [1 Dicembre 1982] l Nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso

Verso una strategia globale di Politica islamica

(Punti di Partenza, Elementi, Procedure e Compiti)
Questo rapporto rappresenta la visione completa di una strategia globale per la politica Islamica [o “islàm politico”]. Le politiche islamiche locali saranno redatte nelle varie regioni in accordo con le sue linee guida. In primo luogo, serve per definire i punti di partenza di questa politica, poi per definire le componenti e le procedure più importanti ognuna collegata al proprio punto di partenza; infine suggeriamo vari compiti, solo come esempi, possa Allah proteggerci,
Qui di seguito i principali punti di Partenza di questa politica:
Punto di Partenza 1: Conoscere l’ambiente e adottare una metodologia scientifica per la pianificazione e l’esecuzione.
Punto di Partenza 2: Illustrare le prove della serietà del lavoro svolto.
Punto di Partenza 3: Conciliare gli obblighi internazionali con la flessibilità a livello locale.
Punto di Partenza 4: Conciliare da un lato gli obblighi politici e la necessità di evitare l’isolamento con l’educazione permanente e l’azioni istituzionale dall’altro.
Punto di Partenza 5: Deve essere usato per fondare uno Stato Islamico; e per porre in essere sforzi collaterali e progressivi volti al controllo dei centri di potere locali mediante azioni istituzionali.
Punto di Partenza 6: Lavorare lealmente con gruppi e Istituzioni islamiche in aree multiple per accordi su interessi comuni, per “cooperare sui punti di accordo e tralasciare i punti di disaccordo”.
Punto di Partenza 7: Accettare il principio della cooperazione temporanea tra movimenti islamici e movimenti nazionalisti in una atmosfera ampia e su punti in comune, come la lotta contro il colonialismo, il pregare, e lo stato Ebraico, senza tuttavia stringere patti di alleanza. D’altra parte, questo richiederà contatti limitati tra certi leaders, da valutare caso per caso, purché tali contatti non vìolino la legge [shari’a]. Tuttavia, non si deve concedere loro fedeltà, nè entrare in confidenza con loro, tenendo ben presente che il movimento islamico deve essere l’origine delle iniziative e degli orientamenti adottati.
Punto di Partenza 8: Padroneggiare temporaneamente l’arte del possibile senza calpestare i princìpi basilari, tenendo bene a mente che gli insegnamenti di Allah vanno sempre applicati. Bisogna imporre ciò che è opportuno e vietare ciò che non lo è, fornendo sempre un parere documentato. Ma non dobbiamo cercare lo scontro con i nostri avversari, sia a livello locale che su scala globale, che potrebbe essere sproporzionato e potrebbe condurre ad aggressioni contro la dawa o i suoi seguaci.
Punto di Partenza 9: Costruire una forza permanente per la dawa islamica e sostenere i movimenti impegnati nel jihad da un lato all’altro del mondo musulmano, in vario grado e per quanto possibile.
Punto di Partenza 10: Usare differenti e vari sistemi di sorveglianza, in molti ambienti, per raccogliere informazioni e adottare un unico ed efficace sistema di allarme utilizzabile dal movimento islamico in tutto il mondo. In effetti, sorveglianza, decisioni politiche e comunicazioni efficienti si integrano vicendevolmente.
Punto di Partenza 11: Adottare la causa Palestinese come parte di una strategia islamica mondiale, con un progetto politico e mediante il jihad, poiché questo costituisce oggi la chiave di volta della rinascita del mondo Arabo.
Punto di Partenza 12: Sapere come ricorrere all’autocritica e alla valutazione permanente della politica islamica mondiale e dei suoi obbiettivi, dei suoi contenuti e delle sue procedure, per poterle migliorare. Questo è un dovere e una necessità, secondo i precetti della shari’a.
IL PRIMO PUNTO DI PARTENZA:
Conoscere l’ambiente e adottare una metodologia scientifica per la pianificazione e l’esecuzione [del Progetto] a- Elementi:
Conoscere i fattori influenti nel mondo, sia che agiscano come forze favorevoli all’islàm, o come forze avverse o come forze neutrali.
Usare i mezzi scientifici e tecnici necessari per la programmazione, l’organizzazione, l’esecuzione e il controllo a distanza.
b- Procedure:
Creare centri di osservazione per raccogliere e conservare informazioni per tutti gli usi utili, se fosse anche necessario dipendere dai moderni metodi tecnologici.
Creare centri di studio e di ricerca e produrre studi sulle dimensioni politiche del movimento islamico.
c- Obiettivi:
Disegnare una mappa delle dottrine [religiose e ideologiche] mondiali per avere una visione globale, da 100 anni fa fino alla nostra epoca, e analizzare la situazione attuale alla luce di questa rappresentazione e tenendo conto sia dei cambiamenti in atto che di quelli previsti.
Disegnare una mappa delle dottrine del mondo islamico.
Disegnare una mappa dei movimenti islamici nel mondo musulmano.
Compiere studi politici e scientifici successivi in varie aree islamiche, particolarmente quelle che si possano applicare agli eventi correnti.
Compiere uno studio che si indirizzi alla storia dei movimenti islamici contemporanei e la possa usare.
IL SECONDO PUNTO DI PARTENZA:
Illustrare le prove della serietà del lavoro svolto.
a- Elementi:
La chiarezza degli obbiettivi principali della dawa di fronte a tutti, come pure la chiarezza degli obbiettivi temporanei, necessita l’utilizzazione, la direzione e l’orientamento delle energie.
Dedicare uno sforzo sufficiente al servizio dei lavoratori [per Allah] e coordinare i loro sforrzi per il medesimo ed unico obbiettivo.
Dedicare tempo sufficiente.
Spendere denaro per quanto possibile.
b- Procedure:
Sfruttare tutte le energie dei lavoratori al servizio della dawa, ognuno al suo livello (il criterio dell’efficienza, dato che ognuno deve essere dedito al compito al quale è assegnato).
Mobilitare il maggior numero possibile di sostenitori e impiegati.
Raccogliere fondi con efficienza, controllare le spese e investire nell’interesse generale.
c- Obiettivi:
Compiere un rilevamento dei lavoratori (individui adeguati e luoghi adeguati).
Stabilire un programma degli orari dei lavoratori e degli esperti e utilizzare i loro sforzi con buon senso a tempo debito (sforzo appropriato al momento giusto).
Un coinvolgimento con le istituzioni economiche per il sostegno finanziario della causa.
IL TERZO PUNTO DI PARTENZA:
Conciliare gli obblighi internazionali con la flessibilità a livello locale.
a- Elementi:
Definire le linee-guida che ognuno [in tutto il mondo] deve seguire.
Lasciare un margine che consenta sufficiente flessibilità a livello locale per le questioni che non contraddicano le linee generali di politica islamica globale.
b- Procedure:
Il Movimento, a livello globale, definirà l’ambito e le questioni dell’islàm in un modo generale che richiederà l’impegno di tutti, secondo le priorità precedentemente definite.
La dirigenza locale definirà le questioni locali che rientrano entro le loro competenze, secondo il principio della flessibilità e secondo le priorità precedentemente definite.
c- Obiettivi:
L’impegno islamico mondiale per la totale liberazione della Palestina e la creazione di uno Stato islamico è il compito che compete alla dirigenza globale.
Stabilire un dialogo a livello locale con coloro che lavorano per la causa, secondo la linea politica globale del Movimento. E’ compito della dirigenza locale definire la struttura di questo dialogo.
IL QUARTO PUNTO DI PARTENZA:
Conciliare da un lato gli obblighi politici e la necessità di evitare l’isolamento con l’educazione permanente e l’azioni istituzionale dall’altro.
a- Elementi:
Liberà di agire politicamente in ogni paese secondo le situazioni locali, ma senza partecipare a un processo che produca decisioni contrarie ai testi della shari’a.
Invitare tutti a partecipare al Parlamento, ai consigli comunali, ai sindacati e alle altre istituzioni di cui la partecipazione è scelta dalle persone nell’interesse dell’islàm e dei musulmani.
Educare continuamente gli individui e le nuove generazioni e garantire l’addestramento di specialisti in vari campi secondo il piano precedentemente elaborato.
Realizzare istituzioni sociali, economiche, scientifiche e sanitarie e penetrare nell’ambito dei servizi sociali, per essere a contatto con la gente e aiutarla mediante istituzioni islamiche.
b- Procedure:
Studiare i vari ambienti politici e le probabilità di successo in ogni paese.
Progettare missioni di studio specializzate che approfondiscano utili aree di interesse come le comunicazioni, la storia dell’islàm ecc.
Compiere studi di fattibilità riguardanti varie istituzioni e crearle secondo priorità stabilite in ogni paese.
c- Obiettivi:
Compiere studi relativi alle esperienze dell’islàm politico e trarre insegnamenti da esse.
Fornire una prospettiva di politica islamica alle urgenti questioni di attualità.
Mantenere vive questioni di importanza locale, quali i problemi che riguardano i lavoratori, i sindacati ecc. entro un quadro di riferimento islamico.
Creare un certo numero di istituzioni economiche, sociali, sanitarie ed educative, usando i mezzi disponibili, per assistere la popolazione entro un quadro di riferimento islamico.
IL QUINTO PUNTO DI PARTENZA:
Dedicarsi personalmente alla creazione di uno Stato islamico, congiuntamente a sforzi graduali rivolti ad ottenere il controllo dei centri di potere locale mediante azioni istituzionali.
a- Elementi:
Indirizzare il pensiero, l’educazione e l’azione alla creazione di un potere islamico [governo] sulla terra.
Influenzare i centri di potere sia locali che mondiali in favore dell’islàm.
b- Procedure:
Preparare uno studio scientifico sulla possibilità di instaurare il regno di Dio nel mondo, secondo priorità riconosciute.
Studiare i centri di potere, sia locali che mondiali, e le possibilità di influenzarli.
Realizzare uno studio moderno sul concetto di supporto per la dawa e la legge islamica, e, in particolare, sulle personalità influenti nello Stato e nel paese.
c- Obiettivi:
Preparare una Costituzione islamica alla luce degli sforzi compiuti fino ad ora.
Preparare leggi islamiche, leggi civili, ecc.
Lavorare entro varie istituzioni influenti e usarle al servizio dell’islàm.
Utilizzare il lavoro di istituzioni islamiche economiche, sociali e di altra specializzazione.
IL SESTO PUNTO DI PARTENZA:
Lavorare lealmente con gruppi e Istituzioni islamiche in aree multiple e in base a princìpi comuni, per “cooperare sui punti di accordo e tralasciare i punti di disaccordo”.
a- Elementi:
Coordinare il lavoro islamico in un’unica direzione, che permetterà di porre le fondamenta per la crescita della società musulmana e la sua dedizione al potere di Dio sulla Terra.
Far lavorare ognuno secondo le sue capacità nel campo da lui scelto e padroneggiarlo, con lealtà e coordinamento dell’impegno.
b- Procedure:
Studiare la vera natura dei movimenti islamici, valutrare le loro esperienze e preparare piani per iniziare ala collaborazione con loro.
Evitare di creare nuovi movimenti islamici in un paese che ne abbia già uno; ci dovrà essere un solo movimento, serio e completo.
c- Obiettivi:
Coordinare gli sforzi di tutti quelli che lavorano per l’islàm, in ogni paese, e stabilire buoni rapporti con loro, sia che lavorino singolarmente o in gruppi.
Ridurre le differenze che esistono tra chi lavora per l’islàm ed eliminare i loro conflitti secondo la shari’a.
IL SETTIMO PUNTO DI PARTENZA:
Accettare il principio della cooperazione temporanea tra movimenti islamici e movimenti nazionalisti in una atmosfera ampia e su punti in comune, come la lotta contro il colonialismo, il pregare, e lo stato Ebraico, senza tuttavia stringere patti di alleanza. D’altra parte, questo richiederà contatti limitati tra certi leaders, da valutare caso per caso, purché tali contatti non violino la legge [shari’a]. Tuttavia, non si deve concedere loro lealtà, nè entrare in confidenza con loro, tenendo ben presente che il movimento islamico deve essere l’origine delle iniziative e degli orientamenti adottati.
a- Elementi:
Unire tutti gli sforzi contro le fortissime forze del male in accordo col principio che uno deve “combattere un male con un male minore”.
Ridurre la collaborazione alla la dirigenza o ad un limitato numero di individui per massimizzare i benefici e minimizzare i possibili inconvenienti.
Lavorare dalla prospettiva degli obbiettivi precedentemente definiti per la dawa.
b- Procedure:
Fare uno studio per valutare varei arre di attività con l’obbiettivo di una mutua assistenza tra i movimenti islamici e gli altri movimenti e trarre insegnamenti da questo.
Studiare le aree che consentono la cooperazione e definirne i limiti.
Studiare la filosofia e i programmi degli altri movimenti.
c- Obiettivi:
Ogni paese deve studiare la possibilità di rafforzare, in futuro, la collaborazione interna.
L’OTTAVO PUNTO DI PARTENZA:
Padroneggiare temporaneamente l’arte del possibile senza calpestare i princìpi basilari, tenendo bene a mente che gli insegnamenti di Allah vanno sempre applicati. Bisogna imporre ciò che è opportuno e vietare ciò che non lo è, fornendo sempre un parere documentato. Ma non dobbiamo cercare lo scontro con i nostri avversari, sia a livello locale che su scala globale, che potrebbe essere sproporzionato e potrebbe condurre ad aggressioni contro la dawa o i suoi seguaci.
a- Elementi:
Valutare l’educazione degli individui e non usare eccessivamente l’educazione moderna tipica che non corrisponde alla realtà, che è priva di flessibilità e può provocare gravi conseguenze come il conflitto tra individui per un semplice commento o un banale insuccesso.
Provvedere opinioni documentate e scientifiche, in forma di conferenze, comunicati e libri, che riguardano argomenti importanti per la Ummah.
Evitare che il Movimento si danneggi impegnandosi in scontri troppo impegnativi, che possono incoraggiare i suoi avversari a scatenare un colpo fatale.
b- Procedure:
Compiere uno studio per valutare le esperienze dei movimenti islamisti in modo da evitare i loro fatali errori.
Sviluppare metodi educativi che siano allo stesso tempo esemplari, realistici e fedeli ai nostri princìpi, al fine di garantire una flessibilità sufficiente a permettere di affrontare la realtà
c- Obiettivi:
Sviluppare programmi di iniziazione per i credenti e procedere con sensibilità riguardo le basi di passate esperienze.
Preparare gli individui secondo metodi educativi moderni.
IL NONO PUNTO DI PARTENZA:
Costruire una forza permanente per la dawa islamica e sostenere i movimenti impegnati nel jihad da un lato all’altro del mondo musulmano, in vario grado e per quanto possibile.
a- Elementi:
Proteggere la dawa con la forza necessaria a garantire la sua sicurezza sia a livello locale che a livello internazionale.
Prendere contatto con tutti i nuovi movimenti impegnati nel jihad, dappertutto nel pianeta, e con le minoranze musulmane e creare collegamenti, ove necessario, per stabilire e sostenere la collaborazione.
Sostenere il jihad e la consapevolezza dappertutto nella Ummah.
b- Procedure:
Formare una forza autonoma di sicurezza per proteggere la dawa e i suoi seguaci localmente e nel mondo.
Studiare i movimenti impegnati nel jihad nel mondo musulmano, come pure nelle minoranze musulmane, per comprenderli meglio.
c- Obiettivi:
Costruire ponti tra i movimenti impegnati nel jihad nel mondo musulmano e tra le minoranze musulmane, e sostenerli per quanto possibile nell’ambito della collaborazione.
IL DECIMO PUNTO DI PARTENZA:
Usare differenti e vari sistemi di sorveglianza, in molti ambienti, per raccogliere informazioni e adottare un unico ed efficace sistema di allarme utilizzabile dal movimento islamico in tutto il mondo. In effetti, sorveglianza, decisioni politiche e comunicazioni efficienti si integrano vicendevolmente.
a- Elementi:
Formulare le decisioni politiche per raccogliere importanti e precise informazioni.
Diffondere le politiche islamiche in modo che siano largamente ed efficacemente trattate dai mezzi di informazioni di massa.
b- Procedure:
Creare un moderno sistema di sorveglianza mediante tecnologie avanzate (possibilmente create nei centri di ricerca precedentemente menzionati).
Creare un efficace e serio centro per le comunicazioni.
c- Obiettivi:
Avvertire i musulmani dei pericoli che li minacciano e delle cospirazioni internazionali dirette contro di loro.
Fornire la nostra opinione sugli avvenimenti attuali e sui problemi futuri.
L’UNDICESIMO PUNTO DI PARTENZA:
Adottare la causa Palestinese come parte di una strategia islamica mondiale, con un progetto politico e mediante il jihad, poiché questo costituisce oggi la chiave di volta della rinascita del mondo Arabo.
a- Elementi:
Fornire il punto di vista islamico in ogni area, su ogni problema e su ogni soluzione relativi alla questione palestinese, in base ai precetti dell’islàm.
Preparare la comunità dei credenti al jihad per la liberazione della Palestina. [Si può condurre la Ummah a realizzare i piani del movimento islamico soprattutto se la vittoria è nostra], se Dio lo vuole.
Creare un piccolo nucleo di jihad in Palestina, e nutrirlo per mantenere accesa la fiamma che illuminerà la via verso la liberazione della Palestina e in modo che la causa Palestinese possa resistere fino al momento della liberazione.
b- Procedure:
Raccogliere fondi sufficienti per la continuazione del jihad.
Compiere uno studio della situazione dei musulmani e del nemico nella Palestina occupata.
c- Obiettivi:
Compiere studi sugli Ebrei, nemici dei musulmani, e sulla oppressione esercitata da questi nemici sui nostri fratelli nella Palestina occupata, oltre a discorsi e pubblicazioni.
Combattere contro il senso di resa nella Ummah, rifiutare le soluzioni disfattiste e mostrare che la pacificazione con gli Ebrei indebolirà il nostro Movimento e la sua storia.
Condurre studi comparativi sulle Crociate e Israele [e la vittoria, che sarà dell’islàm].
Creare cellule jihadiste in Palestina, e sostenerle in modo che coprano tutta la Palestina occupata.
Creare un collegamento tra i moujahadin in Palestina e quelli presenti in qualsiasi altro luogo del mondo islamico.
Alimentare un sentimento di rancore verso gli Ebrei e rifiutare ogni coesistenza.
IL DODICESIMO PUNTO DI PARTENZA:
Sapere come ricorrere all’autocritica e alla valutazione permanente della politica islamica mondiale e dei suoi obbiettivi, dei suoi contenuti e delle sue procedure, per poterle migliorare. Questo è un dovere e una necessità, secondo i precetti della shari’a.
a- Elementi:
Esercitare una autocritica costruttiva per evitare trabocchetti.
Procedere a una costante valutazione, su basi scientifiche, per permettere una ulteriore elaborazione politica.
Migliorare le politiche islamiche e trarre profitto dalle passate esperienze deve essere un obbiettivo chiaro ed essenziale.
b- Procedure:
Valutare le attuali pratiche e trarre profitto dalle passate esperienze.
Chiedere ai funzionari, nei vari paesi, di fornire le loro opinioni sulla direzione, i metodi e i risultati.
c- Obiettivi:
Produrre un documento ufficiale sulla politica islamica globale.
Rendere consapevoli i paesi, i funzionari e il popolo di questa politica.
Cominciare ad applicare la politica, valutarla annualmente e migliorarla, se necessario.
NOTA: La seguente traduzione è tratta dalla versione Inglese preparata da Scott Burgess dal testo Francese pubblicato da Sylvain Besson nel libro: La conquête de l’Occident: Le projet secret des Islamistes (Paris: Le Seuil, 2005), pp. 193-205.)

Titolo originale: ”The Muslim Brotherhood “Project” (Continued)”
Pubblicato su: http://97.74.65.51/readArticle.aspx?ARTID=4475
Tradotto da Paolo Mantellini

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